Di Nicolai Lilin

Qualche anno fa ho dedicato diversi post su Facebook e due trasmissioni televisivi all’organizzazione chiamata “White Helmets” spiegando che in Siria durante l’aggressione terroristica essa svolgeva il ruolo del reparto operativo di logistica e di sostegno ai tagliagole dell’ISIS. Ovviamente sono stato criticato da vari avventurieri e visionari di geopolitica nostrani, mi avevano dato persino del fascista. Non mi sono mai scandalizzato e non mi scandalizzo nemmeno ora, perche comprendo che essere definito “fascista” da chi partecipa al raduno antifascista diretto dalla Boldrini, la quale poco prima aveva accolto calorosamente al Parlamento Italiano il leader dell’organizzazione nazista più grande e più violenta del mondo, che attualmente massacra i civili nel Donbass, dichiarando davanti al mondo intero di essere “in sintonia” con lui, è come essere definito “cornuto” da un caprone.

Qui in Occidente diversi intellettuali e giornalisti, fieri sostenitori della finanza corrotta e quindi anche del terrorismo islamico, dipingevano i White Helmets come organizzazione umanitaria, quella piattaforma di nuovi valori liberali a pagamento che si chiama Netflix ha dedicato a loro un documentario strappalacrime, persino ci sono stati diversi progetti di raccolta dei fondi per aiutare loro (mi domando quanta gente in buona fede ha dato i soldi a questi personaggi credendo di aiutare le vittime di guerra in Siria, in realtà aiutando i terroristi). Ora, a distanza di parecchi anni, comincia a salire a gala la verità su chi sono veramente i White Helmets. Diversi onesti giornalisti occidentali (guarda caso quasi sempre indipendenti e freelance), dopo aver svolto le loro indagini in Siria e nei paesi circostanti hanno scoperto che i White Helmets aiutavano i terroristi dell’ISIS, erano la loro sezione logistica. Loro inscenavano le provocazioni contro l’Esercito Siriano (i famosi finti attacchi con il gas che sono stati presi come l’oro colato e diffusi su mainstream da molti giornalisti ed opinionisti occidentali), partecipavano attivamente alle esecuzioni dei prigionieri dell’ISIS, riprendevano e diffondevano i video di sanguinosa propaganda dei terroristi islamici, si occupavano dell’esposizione dei cadaveri mutilati delle vittime dell’ISIS nei territori occupati dai terroristi per tenere sotto costante paura la popolazione civile. Diversi prigionieri dei terroristi liberati durante le operazioni militari indicano i membri di White Helmets come membri dell’ISIS.

Ora che il piano dei corrotti ultraliberisti occidentali e dei loro alleati terroristi islamici di portare la Siria nel caos è fallito, i membri dell’organizzazione terroristica, quelli salvati dagli amici dei servizi segreti inglesi e statunitensi, con le code tra le gambe ritornano alle loro case in Europa, Canada, USA e GB, da dove erano reclutati. Sono decine di migliaia dei terroristi islamici sporchi di sangue umano che entro 2019 arriveranno nei molti paesi occidentali. Tanti sono già rientrati durante ultimi anni e vivono indisturbati, spesso senza nemmeno nascondere le loro idee radicali o il loro passato tra le fila dell’ISIS. La polizia e i servizi segreti dei paesi occidentali si limitano ad “osservare” questo fenomeno, intervenendo pochissimo e spesso soltanto dopo che si verificano degli eventi drammatici che strappano via le vite ai pacifici ed innocenti cittadini. Questa tattica di lotta passiva al terrorismo islamico è tanto utile, quanto un ombrello contro l’irruzione del vulcano.

Spero che il nostro Governo prenda sul serio questo fenomeno di ritorno dei terroristi, ricordando che loro non possono vivere vicino agli altri umani, non possono integrarsi nella società in quanto sono guidati dall’ideologia antisociale. Devono rispondere per i terribili crimini che hanno commesso e processati come terroristi internazionali.

Vorrei ricordare che per scacciare il terrorismo islamico dal Caucaso, la Federazione Russa con lo straordinario aiuto delle comunità locali tra i quali quella cecena e daghestana dal 1998 al giorno d’oggi hanno eliminato fisicamente più di 120.000 terroristi islamici provenienti da più di quaranta paesi del Mondo. Durante i primi anni novanta, per colpa del governo “democratico” dell’ubriacone Eltsin, che eseguiva tutti gli ordini dei padroni dall’oltreoceano, i terroristi islamici hanno potuto trasformare in meno di tre anni la Cecenia nella loro fortezza in Caucaso, facendo della popolazione civile gli scudi umani. Di fatto, durante l’operazione antiterroristica persero le loro vite circa 250.000 dei civili, vittime di una guerra lunga e tremenda, senza una logica, senza alcuna pietà. Se non vogliamo ripetere gli errori commessi dagli altri, se ci teniamo al futuro pacifico del nostro Paese, è tempo di dichiarare guerra aperta al terrorismo islamico e a tutti i fenomeni legati ad esso, cominciando con quegli assassini di White Helmets e con i loro sostenitori. Dobbiamo farlo non solo per salvare noi stessi e i nostri figli, ma anche per soccorrere quei milioni di musulmani onesti, vittime di soprusi e prepotenze delle organizzazioni radicali che abilmente strumentalizzano l’Islam, rendendo questa religione un meccanismo di ricatto nel perfetto stile mafioso, nonché un’arma di sterminio di massa.

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