Tutte le volte che sento parlare di “riciclare la storia” attraverso l’abbattimento di monumenti fascisti o comunisti, o il boicottaggio di eventi culturali – come è successo in questi giorni per una mostra su D’Annunzio – mi viene sempre in mente un capitolo de “Il libro del riso e dell’oblio” di Milan Kundera.

Il capitolo si ispira ad un fatto realmente accaduto a Praga nel febbraio del 1948. Quel giorno d’inverno il dirigente comunista Gottwald tenne uno storico discorso da un balcone che si affacciava su migliaia di persone nella Città Vecchia. Un altro funzionario di partito, Clementis, che stava dietro di lui, si tolse il cappello e lo posò sulla testa di Gottwald per ripararlo dalla neve. Fu un episodio storico per i cechi. Ancor di più perché quel Clementis, poco dopo, venne impiccato dal regime, e scoparve con un fotomontaggio dalle foto dello storico discorso di Gottwald. Restò però il suo cappello sulla testa di Gottwald.

I tentativi di edulcorare la storia, di renderla più educata e meno brutale, sono ridicoli. Disperati tentativi di dimostrare che noi siamo diversi, siamo più belli, più buoni rispetto a ottant’anni fa, e che certe brutalità noi non le commetteremmo mai. Un modo per evitare di riconoscere noi stessi negli errori dei nostri padri, per sentircene assolti senza alcun merito.
Cito da Kundera:

“Il futuro è solo un vuoto indifferente che non interessa nessuno, mentre il passato è pieno di vita e il suo volto ci irrita, ci provoca, ci offende, e così lo vogliamo distruggere o ridipingere”.

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