L’8 aprile si è verificato a Douma un presunto attacco chimico. L’accusa è ricaduta sul presidente siriano Assad, reo di aver bombardato con armi non convenzionali la sua popolazione a Douma, nella Ghouta, per piegare le ultime sacche dei terroristi che non avevano ancora evacuato la regione come da accordi. Questo presunto attacco chimico è stato il pretesto per l’innesco di una delicata e possente manovra militare, per cui la coalizione USA-Francia e Gran Bretagna ha mosso navi da guerra e aerei militari verso il Mediterraneo orientale, minacciando di attaccare la Siria in tempi brevissimi. Immediatamente, le forze militari russe, siriane e iraniane erano state poste in stato di massima allerta pronte a reagire al fuoco. Dopo una settimana dalle minacce di Trump, si è passati ai fatti. Damasco è stata bombardata.

La quasi totalità del mondo politico e intellettuale occidentale si è schierata a favore di Donald Trump, sostenendo che l’unico modo per fermare la “follia omicida” di Assad fosse l’intervento militare. L’unico problema è che non sono state fornite prove della strage. Non sono state fornite le prove che potessero dimostrare la colpevolezza di Assad per questo attacco chimico, ma soprattutto non sono state fornite prove che il suddetto attacco chimico si sia effettivamente verificato. Il Ministro della Difesa americano James Mattis, due giorni prima del bombardamento della coalizione a guida USA ha infatti dichiarato che gli Stati Uniti non avevano prove che potessero incastrare Assad, e che le uniche informazioni a loro disposizione derivassero da “video che sono circolati sui social media e sulla rete”. I video in questione sono stati registrati dai White Helmets, l’ONG creata da un ex ufficiale britannico e finanziata dagli Stati Uniti e da altri governi occidentali direttamente coinvolti nel conflitto, oltre che legati a Jaish al-Islam, l’organizzazione terroristica che Assad stava debellando.

Questo il video che ha innescato l’attacco

Dopo il presunto attacco chimico, gli ambasciatori di Russia e di Siria presso le Nazioni Unite avevano insistito affinché si svolgessero delle indagini scientifiche che potessero provare che l’8 aprile, a Douma, la popolazione siriana fosse stata vittima di un attacco chimico. L’organo che avrebbe dovuto condurre queste ispezioni era l’OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche). Eppure il presidente americano Trump ha annunciato al mondo di aver ordinato di bombardare la Siria esattamente un giorno prima dell’arrivo a Douma degli ispettori dell’OPAC, ritardando le indagini e dimostrando ancora una volta di non aver bisogno di evidenze scientifiche per giustificare i crimini di guerra NATO: i video di propaganda jihadista sono sufficienti per legittimare un bombardamento contro un Paese sovrano. A dieci giorni di distanza dal bombardamento sono emersi però molti elementi che permettono di smontare pezzo per pezzo la messa in scena di Douma.

Per cominciare, dai video si evince che i feriti che sono stati soccorsi non presentavano danni fisici da gas nervino, come soffocamento, ustioni e bava alla bocca. Nel video si vedono infatti delle persone che vengono bagnate con dell’acqua e che vengono “curate” con degli spruzzi di inalatore, lo stesso che usano le persone che soffrono d’asma. In più, i medici soccorrono i feriti a mani nude, e questo è sufficiente a dimostrare che non si trattasse di gas nervino. Guardate le immagini dell’avvelenamento dell’ex spia Skripal, a Salisbury: il personale scientifico ha condotto le indagini con delle tute testate appositamente per impedire l’avvelenamento da gas. Queste sono soltanto le più evidenti delle contraddizioni del filmato diventato virale.

Poi ci sono le testimonianze, passate totalmente sotto silenzio nei Paesi occidentali. I medici che hanno soccorso gli intossicati di Douma avrebbero infatti smentito da subito la notizia che si trattasse di avvelenamento da gas. Secondo la loro preziosa testimonianza, l’8 aprile, dopo un massiccio bombardamento, molta gente si è recata dai rifugi all’ospedale. Molti di loro mostravano di essere in evidente stato di crisi respiratoria (da qui le inalazioni che si vedono nel video). A un tratto -questo è un elemento in comune a tutte le testimonianze- un uomo con un casco bianco avrebbe gridato “Gas!”, provocando il panico tra i pazienti.

Robert Fisk, l’inviato speciale de l’Indipendent che ha firmato un importante reportage sulla questione Douma, ha riportato la testimonianza di uno dei medici, il Dr Rahaibani:

“Ero con la mia famiglia nel seminterrato della mia casa a trecento metri da qui quella notte, ma tutti i dottori sanno cosa è successo. C’erano un sacco di bombardamenti [da parte delle forze governative] e gli aerei erano sempre sopra Douma durante la notte – ma quella notte, c’era vento e nuvole di polvere enormi cominciarono a venire negli scantinati e nelle cantine dove vivevano le persone. La gente ha cominciato ad arrivare qui soffrendo di ipossia, perdita di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “Casco bianco”, ha gridato “Gas!”, Ed è cominciato il panico. La gente ha iniziato a gettare acqua l’una sull’altra. Sì, il video è stato girato qui, è autentico, ma quello che vedi sono persone che soffrono di ipossia – non intossicazione da gas.”

Un altro testimone importante è Hassan Diab, bambino simbolo di questo attacco, che è stato raggiunto dalla troupe di Russia Today, alla quale ha confessato:

“Eravamo nel seminterrato. La mamma mi ha detto ‘oggi non abbiamo niente da mangiare, cosa mangeremo domani?’ Abbiamo sentito un grido fuori, che diceva ‘Vai all’ospedale!’. Siamo corsi all’ospedale e non appena sono entrato, mi hanno afferrato e hanno iniziato a buttarmi acqua addosso. I medici hanno iniziato a filmarci, versavano acqua e facevano video”.

Il padre del bambino ha raccontato che quando ha saputo del bombardamento si trovava a lavoro. Si è subito recato all’ospedale per sincerarsi delle condizioni della sua famiglia, e quando ha visto che stavano tutti bene è uscito fuori a fumare una sigaretta. Non ha sentito nessun gas mentre fumava. Secondo alcuni testimoni, i terroristi davano datteri, biscotti e riso a tutti i partecipanti, e poi li mandavano a casa.

Queste testimonianze non solo non sono state citate da nessuna televisione occidentale, ma sono state occultate dalle stesse organizzazioni internazionali. Mosca intanto, per mezzo del suo ambasciatore alle Nazioni Unite Vassily Nabenzia, ha anunciato di voler mostrare il video su Hassan alla prossima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Potrebbe essere propaganda russa, certo, come sicuramente penseranno molti lettori. Ma io vi chiedo, perché dovremmo credere a chi ha bombardato uno Stato sovrano senza prove scientifiche, sulla base di filmati girati da propagandisti jihadisti? Perché dovremmo fidarci delle parole di chi ci sta mentendo da 80 anni, che ha sganciato due bombe atomiche e che ha già seminato centinaia di milioni di morti dalla seconda guerra mondiale in poi?

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