Di Giuseppe Masala

Senza dubbio uno dei temi fondamentali della storiografia dei prossimi decenni sarà quello relativo alla poltica economica della Seconda Repubblica e dei sacrifici sostenuti per l’entrata e per la permanza nell’Euro. Alcuni punti mi sembrano essenziali.

1) Storicamente gli squilibri della bilancia dei pagamenti e delle partite correnti sono sono uno dei massimi punti di fragilità dall’unità d’Italia. Basti pensare alla crisi valutaria del 1925 risolta da Giuseppe Volpi di Misurata con l’ottenimento di un prestito di 100 milioni di dollari e l’introduzione di misure di aggiustamento strutturale come le chiameremo oggi. Oppure come non pensare alla “crisi petrolifera” degli anni 70 risolta a fronte di un umiliante prestito concesso dalla Germania dando in garanzia parte delle nostre riserve auree. Venendo poi a tempi più vicini a noi come non ricordare all’inizio degli anni 90 la crisi valutaria risolta da Amato con l’uscita dallo SME e con una svalutazione della lira del 30%?

2) La possibilità di entrare nell’Euro paventatasi dopo la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione tedesca fu probabilmente vista dalle nostre classi dirigenti come un’opportunità imperdibile che per sempre avrebbe risolto i nostri problemi strutturali che ciclicamente ci portavano a devastanti crisi valutarie. Da qui probabilmente la decisione di accettare qualsiasi richiesta al fine di entrare nella futura moneta unica.

3) Per entrare nell’Euro le richieste dei partner stranieri furono draconiane: a) Smantellamento dell’Industria Pubblica b) Privatizzazione del sistema bancario pubblico c) Riduzione del debito pubblico. Tre richieste che hanno indebolito la nazione.

4) Privatizzare sistema finanziario e industriale significa abbassamento dei livelli occupazionali, minor capacità di innovazione e dunque minor competitività del sistema italia. Non si capisce peraltro se privatizzare era la premessa fondamentale per l’entrata nell’Euro perchè i nostri governanti non hanno chiesto a Francia e Germania di fare lo stesso con le loro banche e le loro aziende pubbliche. Primo errore madornale.

5) Questione Debito Pubblico: non si capisce perchè i nostri governanti abbiano accettato di utilizzare questo parametro quale fulcro di tutti gli obbiettivi di politica economica europea. Potevano dire che il debito pubblico è un parametro che è legata all’organizzazione interna della nazione e scelta democraticamente dal popolo. E’ chiaro che uno stato che da tanto avrà un debito pubblico alto a fronte di questo il debito privato peraltro più costoso e instabile sarà più basso. Fuori dai denti: se lo stato non ti paga le cure ti indebiterai privatamente per averle dunque si avrà una composizione del debto totale più sbilanciata sui debiti privati e con un debito pubblico più alto. Ora, capisco che nessuno poteva usare il saldo delle partite correnti come parametro di Maastricht perchè sarebbe significato dire chiaramente che l’Euro è una enorme buffonata e che ogni stato appartenente all’area dovrà vivere del suo. Ma almeno i nostri governanti potevano pretendere che venisse usato come parametro di Maastricht il debito totale (debito privato + debito pubblico), il che sarebbe stato oltretutto infinitamente più corretto. Non lo fecere. Ignoranza? Stupidità? Cecità? Corruzione (si diciamolo anche, è una ipotesi)? Fatto sta che questo fu il secondo errore catastrofico.

6) Una volta smantellato il sistema finanziario e industriale pubblico si impostà questa politica economica: riduzione del debito pubblico in rapporto al pil dimenticando totalmente l’altra variabile, quella dei conti con l’estero. Risultato: mandarono negli abissi il saldo delle partite correnti compensati dai capitali esteri che affluivano in italia sia sottoforma di prestiti sia sottoforma di acquisizioni. La convinzione anche qui era totalmente sbagliata: i capitali esteri non sono acquisiti per sempe (e loro lo credevano) e secondo vanno remunerati generando ulteriori uscite a livello di partite correnti e dunque aggravando la situazione.

7) Arrivammo allegramente nel 2010 fino al 25% del pil di posizione finanziaria netta negativa. Il che voleva dire oltre 400mld di debito estero. Altro dato interessante: negli anni 80 ogni 100 mila lire di spesa di ogni italiano 50 mila erano di beni e servizi italiani e 50 mila di beni e servizi d’importazione. Mentre nel 2011 su 100 euro di spesa ben 70 sono di beni d’importazione e solo 30 di beni e servizi nazionali. Frutto avvelenato della scellerata politica di demolizione del settore industriale pubblico.

8) Arriva il 2011 e si abbastte la crisi finanziaria in Europa, saltano Grecia, Spagna, Portogallo e irlanda. I capitali iniziarono ad uscire dall’italia e a ritornare in patria e l’Italia fu costretta a sanguinose manovre di aggiustamento strutturale: riduzione dei consumi (per abbattere le importazioni) e aumento dello sfruttamento del lavoro (per rendere più competitive le nostre merci e dunque aumentare esportazioni).

In sostanza stiamo smaltendo dal 2011 errori madornali fatti a partire dal 1991 fino al 2011. La verità vera è che chi ha governato dal 1991 fino al 2011 ci hanno devastato. Nessuno escluso né governi di centrodestra né di centrosinistra. Tutti si sono fatti buggerare dagli europoidi che ci hanno fatto privatizzare e tutti hanno tenuto una politica sui conti con l’estero folle. Ignoranza? Sciatteria? Stupidità? Corruzione? Poco importa, per ricostruire ci vorranno decenni se tutto va bene. Eravamo come i ciechi guidati da un cieco del famoso quadro di Bruegel. Questa è stata la Seconda Repubblica.

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