Di Alessandro Di Battista

Febbraio 2011

Il premio Nobel per la Pace Obama, su pressione francese, accetta di buttare giù Gheddafi e dichiara: «Gheddafi se ne deve andare, ha perso legittimità». Napolitano (ancora ci chiediamo il perché) appoggia la linea francese e fa pressioni al governo di allora (Forza Italie e Lega) affinchè scarichi Gheddafi. La Russa, all’epoca Ministro della Difesa, è uno dei primi a farlo sostenendo che il trattato di cooperazione Italia-Libia ormai non vale nulla. Berlusconi, per codardia, si piega al volere dei francesi e di Napolitano e accetta l’intervento armato in Libia. Ancora non si parlava di guerra ma tutti sapevano che lì si voleva andare. A Gheddafi, in sostanza, viene dato un ultimatum. Nei giorni successivi USA, Francia e Gran Bretagna iniziano a soffiare sul fuoco libico. Partono le sanzioni nei confronti della Libia e vengono congelati i conti e i beni libici all’estero. Successivamente spingono i ribelli a prendere le armi e a combattere contro Gheddafi. I ribelli lanciano messaggi all’esercito libico: «smettetela di difendere Gheddafi, venite con noi». Tuttavia la gran parte dell’esercito regolare resta fedele a Gheddafi e combatte. Combatte e riconquista il terreno perduto. A quel punto, dopo qualche decina di migliaia di morti libici (militari e tantissimi civili) interviene la NATO e bombarda. L’intervento NATO cambia, in sostanza, l’esito della guerra civile (guerra civile sapientemente costruita da USA, Francia e GB). Gheddafi viene catturato, ucciso e la Libia diventa un inferno. Gheddafi (che non ho mai difeso sia chiaro) nell’ultima intervista rilasciata disse: «Se i terroristi conquisteranno il nord-Africa, il Mediterraneo diventerà un mare di caos». Gheddafi, tra l’altro, stava combattendo il Franco CFA (il franco delle colonie stampato in Francia e che si usa in 14 paesi africani) e soprattutto la Libia era ed è uno dei paesi con la riserva petrolifera più grande del mondo.

Aprile 2016

Obama sta per lasciare la presidenza USA e, forse preso dai rimorsi, dichiara: «Il mio più grande errore? Non avevo un piano in Libia» e ancora «nonostante tutto quello che si è fatto, la Libia ora è nel caos».

Gennaio 2019

Trump dichiara: «Maduro deve andarsene immediatamente». Subito dopo Trump riconosce Juan Guaidó auto-proclamatosi Presidente del Venezuela il quale chiama le persone in strada e chiede all’esercito nazionale di schierarsi con lui e contro Maduro. Tuttavia la gran parte dell’esercito non lo segue. Parte il piano B: le sanzioni al Venezuela. Le sanzioni, da sempre, colpiscono la popolazione. L’obiettivo e far soffrire la fame (ancor di più di quanto si soffra già adesso) ai venezuelani nella speranza che si ribellino contro il governo. Negli ultimi tre giorni è iniziato il congelamento dei beni venezuelani all’estero. Il prossimo step sarà soffiare ancor di più sul fuoco venezuelano. L’obiettivo è la guerra civile. Una guerra che i venezuelani combatteranno gli uni contro gli altri. E se l’esito non dovesse soddisfare chi punta al petrolio venezuelano beh, l’intervento armato sarà un’ipotesi decisamente probabile. Lo schema è identico a quello libico. Lo conseguenze sarebbero le stesse. E, più della Libia, il Venezuela ha petrolio. Pare che il Venezuela abbia la prima riserva al mondo di petrolio. In tutto ciò l’Europa ha preso la posizione più ridicola. Avrebbe l’interesse di portare avanti una linea di politica estera autonoma, sovrana, diversa dagli USA ma proprio non ce la fa. Il peggiore di tutti è Macron. Un Sarkozy più giovane che, travolto dai guai interni, prova a fare la voce grossa dando un ultimatum a Maduro. Io non difendo Maduro, come non ho mai difeso Gheddafi. Difendo la pace e farò di tutto (sia chiaro, di tutto) per allontanare l’ipotesi di un conflitto in Venezuela.

Non ci è bastata la Libia? Non ci è bastato l’Afghanistan dove si è entrati in guerra 18 anni fa per buttare giù i talebani e oggi gli USA cercano un accordo proprio con loro? Non ci sono bastati i morti civili? I bambini mutilati? Gli afghani, i siriani, i libici trucidati, le donne uccise? Le vittime delle bombe intelligenti sono meno morti dei morti nel mediterraneo?

Io già lo vedo tra qualche anno Trump e i politici italiani dire: «la guerra in Venezuela è stato un grande errore». Li sentite parlare oggi sulla Libia non è vero? Tutti ammettono l’errore fatto. Dovrebbero sparire dalla scena politica e basta, non ammettere gli errori. Io nel 2011 – nel mio piccolo – mi opponevo a quella guerra ignobile. Oggi provo a farlo con più forza. Io i rimpianti non li voglio avere. E tu Moavero? E tu Presidente Conte?

P.S. L’Italia, con forza, sposi la linea del dialogo tra governo e opposizioni promossa da Messico e Uruguay. Se l’Italia sarà capace di farlo tanti altri paesi ci verranno dietro e, dopo anni, torneremo ad essere un paese capace di portare avanti una politica estera autonoma e rispettosa della nostra Costituzione.

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