Di Franco Cardini

Non posso dire che Maduro mi stia simpatico. Trovo, comunque, che definirlo riduttivamente e terroristicamente un “dittatore comunista” che “affama il suo popolo” sia obiettivamente grottesco. Al di là della “guerra per bande” che ormai da anni sta dilaniando il Venezuela è evidente che è in corso un tentativo di strangolarlo anzitutto con l’embargo, la vera ragione tra l’altro della fame e della carenza di medicinali del paese, e poi con altri mezzi come lo stop al trading sui bond (si veda “Il Sole-24 Ore” del 9.2.2019, p. 11 del Plus 24). I media sono impegnatissimi nel dimostrare che Maduro perde consensi ed è ormai un isolato nel suo stesso paese, il che non parrebbe a giudicare dalle manifestazioni di appoggio alla sua politica che continuano e che ricevono un concorso popolare ben superiore a quello di Guaidó; solo che su tutto ciò non filtra nemmeno un’immagine televisiva mentre s’insiste sul fatto che il presidente legittimo perde terreno anche sugli organi di stampa della cosiddetta “sinistra moderata” (cfr. l’articolo di Jean-Pierre Bricoure su “Le Monde”, propriamente ripreso da “Internazionale” 1293 dell’8.2, pp. 16-19). Se Maduro scrive al papa invitandolo a contribuire con la sua alta parola alla soluzione della crisi del suo paese (lasciando intendere di esser disposto a trattare con lo stesso golpista e traditore Guairó), ecco i media insinuare immediatamente non già ch’egli fa di tutto per evitare una guerra civile, ma che ormai è alla frutta e non sa più che pesci prendere; se, invece, rivolto ai suoi avversari e ai loro mandanti americani, li ammonisce che il Venezuela potrebbe diventare un nuovo Vietnam, è lui a minacciare e non viceversa. In tutta questa indecorosa messinscena, il capitolo più ridicolo è repellente è la commedia degli “aiuti umanitari”. Già alcune settimane fa, quando la sceneggiata americana degli aiuti pelosi stava cominciando a muoversi, fu la stessa Caritas (è diventata un’organizzazione comunista anche lei?) ad ammonire che gli aiuti umanitari debbano arrivare ai paesi interessati ed esservi distribuiti solo ordinatamente, attraverso i canali a ciò preposti, ad evitare disordini, speculazioni e forme varie di abuso e di corruzione. Invece si vorrebbe che camions di aiuti non qualificati, direttamente o indirettamente di provenienza statunitense, entrino direttamente e subito dalla frontiera colombiana in Venezuela: e, dal momento che governo ed esercito ovviamente lo impediscono, allora è Maduro che pur di mantenere il suo traballante potere affama la sua gente. Il fatto che sia scandaloso che  l’embargo affamatore e gli aiuti umanitari pelosi provengano dalla medesima fonte non viene rilevato: e l’opinione pubblica occidentale, non è chiaro se per disinformazione, per stupidità o in malafede o per un miscuglio di queste tre cose, finge di non rendersene conto. Certo, la fame e la mancanza di medicinali sono cose dure da sopportare, e senza dubbio da questo punto in Venezuela sono in tanti che baratterebbero al loro dignità nazionale con un po’ di sollievo. E’ umano e comprensibile: ed è una ragione di più per denunziare la perfidia di chi ha condotto le cose fino a questo punto. Nessuno vuol fare l’eroe con la pelle degli altri: ma la dignità non ha prezzo e non si può rinunziare ad essa. Vergogna su quanti – persone, partiti, stati, media – appoggiano la prepotenza di Trump calpestando i diritti dei venezuelani.

Da francocardini.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome