Di Riccardo Bonaguidi

Venezia è tranquilla. Pochi giorni dopo l’alta marea che ha invaso per più volte in una settimana case e negozi le bancarelle riaprono i battenti e i canali si ripopolano di barchine e vaporetti.

Martedì la pioggia allenta la morsa, cade piano e leggera permettendo alla città di rimettersi in moto. Le prime frotte di turisti si rimettono in cammino su i lastricati scivolosi del centro storico. Per lo più gruppi di asiatici con le macchine fotografiche al collo e con coloratissimi copristivali in plastica. Verso le 13 l’acqua comincia a rialzarsi in San Marco, niente di preoccupante tutto nella norma: la particolarità di Venezia, dove puoi davvero, grazie a passerelle montate e smontate alla bisogna, camminare sopra l’acqua. Quella stessa acqua che una settimana fa si è portata via piastrelle e decorazioni dalle case, ha corroso e fulminato elettrodomestici e buttato fuori dalle proprie abitazioni i residenti. Era evitabile? Forse. Questo però è uno di quegli “altri discorsi”  in cui si rischia di arenarsi senza poi mettere sul tavolo una soluzione.

Foto di Riccardo Bonaguidi

Dramma accaduto, evento passato. Meglio tenere un profilo basso nella Serenissima. Non fanno bene all’economia troppe attenzioni ed i riflettori vanno spenti il prima possibile. Quel che poi resta è un problema del posto. O forse è solo un altro esempio delle aberrazioni del sistema informativo che sempre più interessato a intrattenere, con i suoi collegamenti senz’arte né parte, con i talk show e le migliaia di interviste, che ad informare. L’evento è passato e raccontato, vengon sollevate alcune questioni ma poi restano i dubbi.

Per esempio, di quei giovani tanto lodati che hanno ripulito le strade se ne è apprezzato davvero il lavoro? Quello sporcarsi le mani e spaccarsi le gambe mentre – come racconta qualcuno – chi di dovere era impegnato a tenere i cordoni per la passerella mediatica. Oppure è stato qualcosa tanto per parlare? La vicenda Mose è uscita dal proscenio con una certa facilità mentre invece avrebbe dovuto restare costantemente sotto i riflettori, quale plastico monumento all’efficienza amministrativa funzionale al soddisfacimento di interessi apparentemente collettivi. E ancora, la questione isolette minori, in cui la gestione dell’emergenza è avvenuta in sordina, affidata alla buona volontà dei residenti e di qualche gruppo di ragazzi che, mossi da spirito solidale, si sono messi a lavoro, raggiungendo con maggiore difficoltà del solito luoghi che spesso restano ai margini di quella Venezia da incorniciare.

Foto di Riccardo Bonaguidi

Ma come dicevo, le bancarelle, i negozi ed i locali riaprono subito. Non c’è troppo tempo per pensarci sopra e digerire il fatto. Venezia non può aspettare. La “città cartolina” da una parte, la realtà da un’altra (quella appunto delle isole, degli elettrodomestici rotti e probabilmente non risarciti in pieno, dell’allarme alta marea dato alla rinfusa, etc). Così terminati i festeggiamenti per la Madonna della Salute, qualcuno, questa domenica, proverà a scendere in piazza per fare opposizione alla gestione dell’emergenza, manifestando il dissenso contro progetti sbagliati e visioni marce. Ma forse la risposta è la solita che conosciamo già bene da tempo.  Qualcuno proverà a fare opposizione alla gestione dell’emergenza, qualcuno si organizzerà questa domenica per manifestare il dissenso contro progetti sbagliati e visioni marce. Ma forse la risposta è la solita che conosciamo già bene da tempo.

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