Di Vittorio Nicola Rangeloni*

Un paio di giorni fa mi è capitato di leggere un articolo de l’Avvenire in cui si raccontava il successo di un protagonista del Maidan, definendo il medesimo colpo di stato come un’ “onda democratica” che travolse l’Ucraina. Ad attirare la mia attenzione è stato il titolo: “la cultura è la vera arma dell’Ucraina”. Questo poco dopo essere rientrato a casa dopo una passeggiata nel tardo pomeriggio,nel corso della quale mi ero soffermato a prestare attenzione al rumore delle lontane esplosioni che in centro città non si sentivano da almeno un paio di mesi.

Oggi torno invece a leggere i soliti fatti di cronaca – o di ordinaria follia – ucraina.

Nelle vie di Chernigov un signore è stato legato ad un lampione ed al petto gli è stato affisso un cartello con la scritta: “sono un vatnik (modo di chiamare coloro che hanno una posizione filorussa, ndr) sputatemi in faccia”. Il tutto è stato immortalato dal telefono degli autori dell’azione, manifestando orgoglio ed un’assoluta tranquillità di fronte ai passanti che criticavano il fatto ostentando indignazione e contrarietà. La persona in questione era stata arrestata nei giorni precedenti in seguito un tentativo di danneggiamento di un monumento dedicato ai caduti del Maidan. Ha scontato la pena di una decina di giorni di carcere ed è stato rilasciato.
Catturato da almeno 4-5 esponenti delle formazioni nazionaliste ucraine è stato appunto legato e umiliato per la sua posizione politica. Come si evince nel video, il filmato è inoltre una sorta di avvertimento per tutti coloro che in città hanno una posizione filorussa: “questa è la vostra fine!”.

Al che i passanti, dopo aver criticato i nazionalisti ed essere stati a loro volta minacciati, hanno chiamato la polizia. Come si vede nel video gli agenti appena arrivati sul posto si salutano con gli autori dell’iniziativa come se fossero amici da sempre, guardando la scena e ridendo. Arriva anche un’ambulanza, ma anche i medici fanno finta di non capire cosa stia succedendo. Poco dopo sul luogo giungono i giornalisti che a loro volta vengono minacciati, senza che la polizia dica nulla. L’unico effetto sortito dalle telecamere e dalla pressione della gente è il fatto che gli agenti hanno liberato la persona legata al palo.

Negli ultimi mesi invece si sono registrati diversi pogrom contro i campi rom da parte del National Corpus (Azov) e del C14, nel corso dei quali ci è scappato pure il morto. Anche in questo caso la polizia ha fatto da spettatore, mentre – in un paese normale – dovrebbero essere proprio le forze dell’ordine ad operare in questi casi, ossia intervenendo laddove ci sono abusivismi come nei campi nomadi, così come nella gestione dei disordini e degli assalti armati di gruppi paramilitari.

Quando leggo quello che scrivono i difensori dell’onda democratica in Ucraina – come definita da l’Avvenire, ma non solo – non vedo mai condanne verso il sistema ed ogni volta questi casi vengono minimizzati. “Si tratta di schegge impazzite” o ancora si sostiene che siano “casi isolati”. Ma se questi hanno l’appoggio delle forze dell’ordine tanto da sembrare un tutt’uno, come si può parlare di casi isolati?
La realtà è che le formazioni paramilitari e volontarie non sono altro che complementari alla polizia per svolgere i lavori sporchi richiesti dalla politica di regime.. “democratico”.

In ogni caso vedere la gente reagire è un buon segno.

 

*Postato su Facebook dall’autore

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