Di Franco Cardini

Il tempo stringe e gli argomenti di cui trattare sarebbero troppi. Almeno uno, su tutti. Pare che ormai l’ultima roccaforte dell’ISIS sia debellata. E tutti o quasi sembrano essersi dimenticati che il progetto del califfo al-Baghdadi è fallito principalmente grazie all’impegno dell’esercito regolare siriano, delle milizie curde e dei volontari iraniani, nonché al valido sostegno della Russia. Oggi, i media vogliono farci credere che tutto ciò sia avvenuto per merito della fantomatica “coalizione” tra americani, forze “democratiche” siriane, che esistono solo nella testolina di Bernard-Henri Lévi, e quei curdi che fino a ieri venivano universalmente ostacolati perché si temeva la loro sacrosanta aspirazione a uno stato unito e nazionale al quale da oltre un secolo avrebbero diritto: mentre ora gli USA hanno avuto successo nel gioco delle tre carte di averli avversati prima e di presentarsi ora come loro padrino.

Ma il gioco, se riuscirà, avrà il suo prezzo. E magari a pagarlo sarà il comodo capro espiatorio degli 800 guerriglieri foreign fighters che i paesi europei esitano a riprendersi e che Trump chiede a gran voce siano invece processati e puniti esemplarmente, mentre si appresta a ritirare i suoi ultimi 2000 soldati dal teatro siriano. Fortuna che non si sia “generosamente” offerto di ospitarli nel suo confortevole Lager di Guantanamo.

Riprendere queste 800 persone, magari equamente (non vendicativamente), processarle e procedere a un loro recupero: questo dovrebbe fare un’Europa libera e forte, che non c’è. Non dimentichiamo che sono essi stessi delle vittime: hanno marciato contro quello che credevano il nemico (nemico del loro concetto d’Islam), mentre il loro nemico, il patron della “coalizione democratica”, era alla loro testa. Ora Trump, responsabile con i suoi alleati arabi del terrorismo fondamentalista ISIS, dopo essersene servito, li scarica e invoca su di loro, contro di loro, la punizione esemplare. Impediamogli almeno questa soddisfazione.

Da francocardini.it

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