Di Giulietto Chiesa*

Ormai credo che tutti l’abbiano capito. Quando dico tutti dico quelli che più o meno s’interessano della politica quotidiana. Gli altri votano senza sapere, senza pensare, come si dice, “di pancia”. La crisi politica (e sociale, e psicologica) è grave, gravissima. Quelli che abbiamo visto sfilare in questi due mesi nelle consultazioni sono il prodotto di una serie di equivoci. Ma sono anche il ritratto dell’Italia che li ha votati. E anche dell’Italia che non li ha votati.

Di Maio (dico lui e non il M5S, che dovrà cercarsi un altro leader, se vuole salvare il salvabile) e Salvini, adesso giocano d’azzardo chiedendo il “voto subito”. O la va o la spacca. Ma questa è la prova che pensano solo a se stessi. Il Paese non c’entra niente. Andare al voto subito, significa andarci con questa legge, anticostituzionale e demenziale. Cioè con uno strumento che impedisce ai cittadini di scegliersi i loro rappresentanti. Cioè faremmo una verifica, ma con le carte truccate. Democrazia= zero. Cioè, appunto, o la va o la spacca. Per vedere se qualcuno arrafferà il “premio di maggioranza”.

Dopodiché le varianti possono essere solo due: o uno dei due ce la farà. E, quale che sia quello dei due che ce la fa, ci troveremo in padella. Perché nessuno dei due ha le credenziali minime per governare. Oppure, se non ce la farà nessuno dei due, ci troveremo nella stessa situazione di oggi. Ovvio che qualcun altro (Bruxelles, i cosiddetti “mercati”, altri ed eventuali) lavorerà per “commissariarci”.

Di solito sono poco incline ai complimenti. Ma l’idea di Mattarella è un gradino più in alto. Se non altro riduce il rischio di un aumento automatico dell’IVA, che sarebbe la prima catastrofe.
Ma faccio una sola considerazione. Bisogna sostituire il mazzo delle carte. E questo lo si fa tornando all’unica legge elettorale costituzionale: il proporzionale puro. Il maggioritario è stato un inganno, nel quale gli italiani sono caduti in massa. Ma adesso è evidente anche che non funziona.

Dunque non si vada al voto subito e il Presidente della Repubblica, nel pieno rispetto del suo giuramento, proponga lui stesso (o patrocini, ma non lasciando spazio a equivoci) una nuove legge elettorale simile o identica a quella che consentì all’Italia di darsi il primo parlamento della Repubblica. Poi si voti , in autunno, con il nuovo mazzo di carte.

Almeno avremo la possibilità di sapere cosa vogliono gli italiani. Buona o cattiva che sia la notizia, sarà anch’essa una riaffermazione della sovranità popolare. Come scriveva Machiavelli, “questi tempi richieggono deliberazioni audaci, inusitate e strane”.

E aggiungeva, come omaggio alla sovranità e alla saggezza dei popoli (c’è anche questa): “Voi sapete e sallo ciascuno che sa ragionare di questo mondo, come i popoli sono vari e sciocchi: nondimeno, così fatti come sono, dicono molte volte che si fa quello che si dovrebbe fare” .

 

*Postato su Facebook dall’autore

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