Di Giuseppe Masala

“Anche tu appartieni all’umanità, anche se tutto non è nell’ordine”.
Thomas Mann, L’Eletto

L’Eletto, appena duecentocinquanta densissime pagine, sia per il messaggio profondo (si tratta dell’ultima opera di Thomas Mann, una sorta di testamento spirituale secondo me) sia per lo stile. Dicevo, relativamente poche pagine ma diversi piani di lettura e un mirabile intreccio dei Mythos che pervadono la coscienze e l’anima collettiva dell’uomo europeo ed occidentale: quello giudaico-cristiano, quello greco e quello norreno. Tutto incastonato in una novella ispirata al poema epico medioevale “Gregorius von Seine” di Hertmann von Aue. Il piano simbolico è semplicemente spettacolare.

La storia racconta la parabola di vita di Gregorio nato dall’unione incestuosa tra un fratello e una sorella di nobili origini e successivamente sposo inconsapevole della stessa madre. Dunque si tratta di una rielaborazione dell’Edipo Re sofocleo in chiave cristiana che pone in relazione la colpa e l’espiazione, la speranza e la redenzione. Una redenzione che secondo Thomas Mann è figlia della misericordia divina che trasforma provvidenzialmente il male in bene. Un tema questo già affrontato da giganti della letteratura universale; basti pensare a “La leggenda di san Giuliano l’ospitaliere” di Gustave Flaubert oppure, per venire ai giorni nostri, a Le Benevole di Jonathan Littell, tutto giocato – attraverso mille indizi – come una risposta allo stesso Thomas Mann di questo romanzo per arrivare a conclusioni filosofiche opposte rispetto al grande scrittore di Lubecca.

Dunque una novella o, se preferite, un romanzo breve di Thomas Mann che attraverso la narrazione e i suoi simboli ci porta ad affrontare temi spirituali di enorme spessore e che ci interroga sulla nostra natura profonda e sul fine ultimo della nostra esistenza.

Thomas Mann, L’eletto. (Milano, Mondadori)

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