Di Raffaele Rinaldi

“ La crisi economica, politica sociale e istituzionale che stanno vivendo le democrazie occidentali, in particolar modo quelle europee, non inizia nel 2007”.  Con queste parole si apre il volume di Thomas Fazi e William Mitchell, “Sovranità o Barbarie” che riecheggia il motto di Rosa Luxemburg “Sovranità o Barbarie”.

Il volume e’ una versione ampliata e aggiornata del testo inglese “Reclaiming the State. A Progressive Vision of Sovereignty for a Post- Neoliberal World (Pluto Press, 2017) , edito in Italia da Meltemi nella collana “Visioni Eretiche”.

Come spiega nella prefazione Carlo Formenti, visioni eretiche per via del patrimonio disperso di teorie e conoscenze del movimento operaio, egemoni fino agli anni 70 del secolo scorso.

Il volume fornisce uno sguardo d’insieme sull’ascesa e il declino del Keynesismo, emerso in contrapposizione alla teoria economica del Liberalismo classico ottocentesco, improntato al “laissez faire”  e all’autoregolazione dei mercati, alla sua applicazione durante la “Grande Depressione” e alle varie interpretazioni e distorsioni che ha avuto il pensiero di Keynes durante il “Trentennio Glorioso”, generando una crescita economica senza precedenti e una notevole stabilita finanziaria.

Le cause del declino sono imputabili a varie dinamiche, tra cui le contraddizioni interne al sistema di Bretton Woods, l’aumento della materie prime, l’ascesa del Monetarismo e soprattutto la fine del patto di classe fra capitalisti e classe operaia, che aveva raggiunto notevoli progressi nelle condizioni lavorative e sociali.

L’opera e’ incentrata principalmente sulle dinamiche che hanno portato a un mutamento genetico all’ interno della sinistra europea e alla svolta neoliberalista, con gli esempi da manuale dei governi Callaghan e Mitterand, per poi passare a un enorme lavoro di sintesi sulle tappe di avvicinamento del nostro paese all’unificazione europea, partendo dall’adesione alla CECA, che conteneva già i metodi del cosidetto “piano inclinato” tanto caro a Jean Monett e Robert Schuman, i padri fondatori dell’unificazione europea.

Molto attenta e’ l’analisi del comportamento del PCI, inizialmente ostile all’unificazione europea, con Di Vittorio e Togliatti, e in seguito, soprattutto durante la segreteria di Enrico Berlinguer, e sotto consiglio di Modigliani, fautore di politiche drastiche di compressione dei salari.

Dallo SME, al famoso divorzio Tesoro – Banca D’Italia, il volume offre una panoramica attenta attraverso le dichiarazioni di Ciampi, Guido Carli, Andreatta, i principali fautori del “vincolo estrerno” e dell’ingresso dell’Italia nella futura UE, descrivendo attentamente i processi e la sistematica depoliticizzazione delle istituzioni nazionali, e lo smantellamento dell’economia mista che tanta fortuna ebbè nel nostro paese, soprattutto col la firma del Trattato di Maastricht, fino ai giorni nostri, con l’egemonia tedesca , l’indiscutibile vantaggio che i trattati europei hanno prodotto a suo vantaggio e sulle conseguenze devastanti per la nostra economia.

Gli ultimi due capitoli, intitolati “Sulla sinistra antisovranista” e “Sovranità o Barbarie” fanno la sintesi sulle contraddizioni della sinistra italiana, sulla sua incapacità di posizionarsi a favore dello Stato – Nazione, l’unico palcoscenisco in grado di tutelare le richieste delle classi subalterne e quindi di lasciare il tema della sovranità nazionale alle destre.

Le conclusioni auspicano un superamento dell’Ordoliberalismo europea e un riassetto politico che ribalti i rapporti di forza in senso democratico – progressista. Un libro consigliato per mettere ordine nel disordine del nostro tempo.

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