Di Giuseppe Masala

Non ha sollevato alcun dibattito l’intervista rilasciata da Joseph Stiglitz all’edizione italiana dell’Huffington Post e concessa a Bruxelles a margine della presentazione del suo ultimo libro dal titolo emblematico: “‘Rewriting the rules of the European Economy”, riscrivere le regole dell’economia europea.

Due affermazioni in particolare avrebbero dovuto portare ad una qualche riflessione. Ecco la prima:<<Se l’Italia esce causa una tragedia in Europa, se rimane la causa in Italia>>. Ed ecco l’altra:<<L’euro funziona solo se i paesi che lo usano sono simili. Ma in Europa non è così, ci sono regimi fiscali che si fanno la concorrenza all’interno della stessa Ue, i paesi si sono allontanati invece che avvicinarsi ed è successo proprio per colpa delle regole dell’euro. Vanno cambiate>>.

Mi pare evidente che Stiglitz intenda dire che un’uscita dall’Italia dall’Euro comporti una catastrofe economica e finanziaria probabilmente di livello globale mentre una sua permanenza – a regole invariate – comporti la necrosi del nostro sistema produttivo e il conseguente collasso economico e sociale. Il discorso dell’Economista è peraltro più ampio: rileva che le asimmetrie della zona euro sono insostenibili. Regole fiscali diverse per ogni singolo paese appartenente all’area (peraltro usate a fine di dumping fiscale), regole di bilancio statali rigide per tutti senza tener conto dei fondamentali [conti con l’estero]. Tutto ciò comporta la netta divaricazione sociale ed economica tra gli appartenenti all’unione. Io peraltro umilmente sostengo che l’Euro non è una moneta ma una moneta per nazione all’interno dell’area e una moneta unica verso l’esterno dell’area. Ha una natura chiaramente ambivalente.

Tornando a Stiglitz da notare anche la sottolineatura sui trattati che hanno imposto queste regole folli per il governo della moneta [Trattato di Maastricht in primis]; sono state pensate ere geologiche fa, ai tempi della sconfitta del comunismo, all’alba dell’imposizione di un sistema liberista (quelle erano le intenzioni all’epoca, poi che ci siano riusciti è altro discorso). Insomma il trattato di Maastricht andrebbe totalmente ridiscusso per non far crollare l’area monetaria sotto il peso delle contraddizioni dette sopra. Questo perché è stato pensato in un altra epoca e per un mondo che non si è realizzato. Chi nel 1992 avrebbe immaginato la Grande Crisi del 2007, il sorgere della potenza cinese, il risorgere della Russia? Quelle regole sono state studiate per un mondo che si pensava per sempre liberista dove gli USA avrebbero dominato e l’Europa avrebbe fatto da ancella privilegiata. Viviamo un’altra epoca. Si può andare avanti imponendo dosi di austerità mortale per raggiungere un non sense come il 60% di rapporto debito/pil (e perché non il 15% raggiungendo l’invidiabile primato del Congo?) e lo 0% strutturale di rapporto deficit/pil? Una follia, utile solo alla Germania per consolidare il suo dominio sull’Europa riducendo gli altri soci a mero lebensraum di infausta e tragica memoria.

E di fronte ad una intervista importante come questa in Italia si continua a dividere le opinioni in espresse da competenti e da incompetenti, bibitari, grullini e scappati di casa. Dove ovviamente i competenti sono i corifei della lesina (sulle spalle degli altri) e dell’intangibilità di regole folli, sbagliate e comunque pensate per un’altra epoca.

Presto o tardi questo discorso di Stiglitz emergerà ineludibilmente sulla base del disastro che creeranno certe visioni [facendo finta di non vedere quello già verificatosi]. Nel frattempo chiameremo Stiglitz come il Re dei Bibitari [peraltro dotato di Nobel per l’economia e di una carriera che lo ha visto anche presidente della Banca Mondiale] e continueremo a chiamare competenti i vari Nannicini, Boccia, Marattin e Padoan. Così siamo tutti contenti, ognuno ha i competenti e i bibitari che si merita.

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