Di Francesco Erspamer

Mentre la sinistra (parlo della sinistra vera, populista e anticapitalista, non dei liberisti del Pd o dei liberal che gli fanno da stampella) si muove con estrema cautela, come se fosse in prova e perennemente sotto esame, terrorizzata dalle eventuali accuse dei media, i governi al servizio delle multinazionali (a cominciare da Stati Uniti e Gran Bretagna fino al Brasile di Bolsonaro e all’Argentina di Macri) stanno mostrando come si fa politica: con l’astuzia e con la forza, come diceva Machiavelli ricordando che il principe doveva essere leone e volpe.
Parlo del Venezuela. Il primo passo tocca sempre ai giornalisti: che insinuano senza reali prove e poi danno per scontato (basta riperterlo un numero sufficiente di volte, lo sapeva già Goebbels) che ci fossero stati brogli elettoriali; poi entra in gioco la finanza globalista tagliando gli investimenti e il credito in modo da impoverire il paese; nel frattempo avventuristi dell’opposizione vengono riempiti di soldi e la stampa dà loro enorme visibilità (il New York Times, che ha di fatto ignorato i gilet gialli francesi e le loro critiche a Macron, dedica da anni articoli di prima pagina a qualsiasi manifestazione contro Maduro); infine si induce un colpo di stato e immediatamente si riconosce il governo golpista come legittimo. Se poi il Putsch fallisce, si passa alle aperte provocazioni: come quella di Trump (che non è servo di Wall Street solo perché “è” Wall Street), che si rifiuta di richiamare i diplomatici espulsi cercando palesemente l’incidente e la scusa per intervenire militarmente. E l’opinione pubblica americana approva o al massimo resta indifferente. Uno schema ripetuto ogni volta che serve e spesso con successo.
Questi sono i nostri avversari, potentissimi, privi di scrupoli, resi arroganti dalle troppe vittorie e dal denaro e determinati a non mollare, neanche se comportasse la distruzione della civiltà e dell’ambiente. Non li si può combattere con le buone maniere e neanche con la ragione, con la logica, con l’evidenza, ossia con strumenti “neutri”. Non ce ne sono: la deregulation liberista ha relativizzato la verità e la giustizia e corrotto la morale, la scienza, la cultura e in maniera totale l’informazione. Spero che un giorno, che non vedrò, possano tornare a esistere valori largamente condivisi e pratiche obiettive; oggi sono impossibili. Non c’è ancora bisogno di ricorrere alla violenza o alla guerra, e non ce ne sono le condizioni; ma è indispensabile rendersi conto che per resistere ai leoni e alle volpi occorre diventare leoni e volpi noi stessi.

Francesco Erspamer è professore di letterature romanze all’Università di Harvard

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