Per aversi uno Stato sovrano e indipendente, è necessario che alla formazione della sua volontà concorrano soltanto, attraverso i congegni costituzionali a ciò predisposti, le forze politiche interne. Stato democratico sovrano è quello, le cui determinazioni dipendono soltanto dalla volontà collettiva del suo popolo, espressa con metodo democratico, e non da volontà o da forze esterne, che stiano al disopra del popolo e al di fuori dello Stato.[1]

Queste parole sembrano uscite dalla bocca dei sovranisti dell’ultima ora –o presunti tali- parole che il presidente della Repubblica Italiana condannerebbe come “formule ottocentesche”, così il nostro presidente ha definito le tesi sovraniste alla conferenza The state of the Union a Fiesole. Purtroppo per Mattarella, queste parole sono state scritte da Piero Calamandrei (1889-1956)un antifascista, membro della consulta nazionale, eletto all’Assemblea costituente, uno dei fondatori del Partito d’Azione, socialista liberale che ebbe numerosi incarichi parlamentari.Voce di quella vecchia sinistra che non esiste più. Calamandrei scrive queste parole durante i primi anni della guerra fredda -quasi settanta anni fa- ponendo l’attenzione sulla sovranità, tema tornato alla ribalta in Europa negli ultimi anni. Nello stesso articolo l’accademico fiorentino scrive

Le forme di limitazione di sovranità conosciute e classificate dai giuristi non sono tutte le limitazioni che operano di fatto nella vita degli stati: non soltanto perché nelle relazioni tra stati (come nelle relazioni tra individui) si fanno sentire di fatto preminenze di ordine economico e militare, per le quali gli Stati economicamente più deboli debbono rassegnarsi a essere meno indipendenti di quelli di quelli economicamente più forti; ma anche perché i canali di penetrazione attraverso i quali le imposizioni esterne riescono a infiltrarsi nell’interno di un ordinamento costituzionale apparentemente sovrano possono essere molto più complicati e molto meno classificabili di quelli previsti negli schemi dei giuristi. Sicché può avvenire che in uno stato che si afferma indipendente gli organi che lo governano si trovino senz’accorgersene, in virtù di questi segreti canali di permeazione, a esprimere non la volontà del proprio popolo, ma una volontà che vien dettata dall’esterno e di fronte alla quale il popolo cosiddetto sovrano si trova in realtà in condizione di sudditanza.

Una bella gatta da pelare per Mattarella (& Co.) che non perde occasione per tediarci con i suoi sermoni sull’antifascismo e la libertà, per poi sputare apertamente sulla democrazia. Nella conferenza The state of the Union, il presidente della Repubblica è stato chiaro “Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l’Europa possa risolvere, nell’immediato o in prospettiva, i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che più colpiscono possano essere affrontati a livello nazionale”. Non solo, secondo Mattarella “credere di farcela da soli è pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche. Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell’Unione, preso singolarmente”. In altre parole gli elettori di quei partiti euroscettici dalla Lega/FdI al M5S passando per il Partito Comunista e CasaPound, più di 18 milioni di persone (il del 55% dei votanti) sono state ingannate. Per il presidente della Repubblica siete dei fessi. La sovranità appartiene al popolo solo se quest’ultimo vota come l’UE vorrebbe, infatti subito sono arrivate le critiche d’oltralpe per un possibile governo M5S/Lega, tutto nel pieno rispetto degli elettori italiani. Mattarella ovviamente non ha dimenticato di ricordare che grazie all’Europa siamo “Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare.” Dimenticando i soldati europei impegnati nell’esportazione missilistica della democrazia in giro per il mondo capeggiati dagli USA, dimenticando i 117 milioni di europei a rischio povertà o esclusione sociale, dimenticando –il primo nome che ci viene in mente –UdoUlfkotte, il giornalista tedesco che nel 2014 denunciò il fatto di essere stato pagato dalla CIA per mettere in buona luce gli USA e la NATO e per fare propaganda anti russa scrivendo articoli con pseudo informazioni dettate dalla CIA, come il possesso di armi chimiche da parte di Gheddafi; secondo il giornalista tedesco è una pratica diffusa in tutti i canali mainstream europei.
La solita solfa, per il presidente ci dovremmo affidare ai burocrati, quelli della spendingreview e del Jobs Act, quelli che Calamandrei definiva “conoscitori di congegni amministrativi, ma non di anime”.
Quelle del presidente sono parole che non ci si aspetterebbe dal garante della Costituzione, ciò che mette in pericolo la democrazia non sono i populisti, essi di fatto la vivificano. Il populismo difende la classe popolare daeuroinomani, dai tecnici, da una commissione non eletta, da chi riduce i popoli a numeri all’interno di un diagramma. Mattarella è il rappresentate dell’Italia o diBruxelles?
In questo confronto immaginario lasciamo l’ultima parola a Calamandrei

Questo ordinamento in cui viviamo oggi rischia, come accadde a quello che durò un ventennio, di diventare un regime a doppio fondo; un regime in cui le vere autorità che governano lo Stato non sono quelle che figurano sui seggi ufficiali, ma quelle, potenti e invisibili, che dall’esterno ne tirano i fili.

 

 

[1] Repubblica pontificia, Piero Calamandrei articolo pubblicato su ‹‹Il Ponte›› (giugno 1950)

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