Di Andrea Zhok

Tsipras viene rullato alle elezioni da Nea Demokrateia (partito che gode di staordinario credito in Grecia, essendo quello che ha innescato la crisi falsificando i bilanci).

Grande stupore tra le fila degli europeisti: “Ma come, proprio ora che avevano ‘rimesso in piedi il paese’!?”
“Proprio ora che ‘il PIL aveva ripreso a crescere’!? ”

Già.
Sempre il solito popolame analfabeta, che quando lo usi come concime non capisce che è per il suo bene.

Poi, certo, sarà un dettaglio il fatto che, dopo aver perso il 28% della produzione, aver perso un milione di giovani partiti in cerca di fortuna, e dopo aver letteralmente affamato un altro milione di pensionati, quando il Pil ha ripreso a crescere hanno anche scoperto che nelle tasche greche non restava nulla.

Infatti il Pil intorno alle cui sorti si inebriano gli euroentusiasti non ha notoriamente alcuna relazione diretta con il benessere di un paese, specialmente un paese che ha svenduto a gestori esteri tutti i maggiori asset produttivi (vedi sotto la voce “essere attrattivi per i capitali esteri”).

E dunque sì, i greci, pur avendo come alternativa un partito di zombie politici hanno preferito questi ultimi all’ennesima promessa di ‘tenere-duro-che-verranno-tempi-migliori’.

Ma il sacrificio valeva la candela: vuoi mettere il prestigio di poter pagare, per quel che resta dell’eternità, i tuoi debiti in euro?

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