Troppo facile dare la colpa al digitale. I giornali non si vendono perché non sono più credibili. L’ultimo caso di manipolazione mediatica è avvenuto proprio tra ieri e oggi, e riguarda il ritrovamento, da parte della polizia, di armi da guerra detenute da alcuni estremisti neonazisti.

Questi avevano combattuto nel Donbass, come mercenari, “contro gli insorti del Donbass”, come riportato nel comunicato stampa della Polizia di Stato. Si tratta di una fonte ufficiale, del tutto ignorata dalla quasi totalità dei giornali, i quali non hanno perso l’occasione di manipolare la notizia a fini propagandistici.

Così, la notizia viene totalmente rivoltata. I mercenari che hanno combattuto al fianco dei battaglioni neonazisti ucraini – affiancati dall’esercito regolare ucraino sostenuto dall’Unione Europea -, sono diventati “mercenari al soldo di Putin”.

Come succede sempre in questi casi, tranne in rare eccezioni, nessun giornalista si preoccupa di verificare la notizia. Operazione semplicissima, dal momento che era sufficiente verificare il comunicato stampa della Polizia. La bufala è stata poi ripresa anche dal New York Times.

Non da meno sono stati alcuni esponenti politici, tra cui la deputata del Partito Democratico Lia Quartapelle, la quale ha ipotizzato in un post al limite del fantascientifico, come Salvini – per mezzo di alcuni neofascisti – stia cercando di mettere in atto un piano sovversivo armato.

Il nostro direttore, Lorenzo Ferrazzano, ha scritto direttamente all’onorevole, la quale ha chiesto scusa. Resta il problema principale: la notizia intenzionalmente manipolata ormai ha fatto il giro del mondo, e non ci saranno rettifiche e correzioni che reggano.

Di seguito il messaggio mandato all’onorevole Quartapelle

“Gentile Onorevole Quartapelle. Sono un laureando in storia e filosofia. Sto scrivendo la mia tesi di laurea su un tema che mi sembra esserle molto a cuore, ovvero la crisi ucraina. Mi dispiace dover affermare, con un certo stupore, che la drammaticità umana e geopolitica della guerra in corso non può essere oggetto di dichiarazioni a dir poco superficiali, come quelle riportate da lei in un post su Facebook, dovute alla (giusta) indignazione per il ritrovamento delle armi da guerra in possesso di alcuni neofascisti italiani. Lei scrive che gli estremisti avevano sostenuto la causa filorussa, e posta un articolo de La Sampa come fonte d’informazione per la sua community. Nell’articolo, tuttavia, non ci sono cenni sullo schieramento politico – in riferimento al conflitto del Donbass – dei neofascisti incriminati. Dove lei abbia letto che si trattasse di filo-indipendentisti non è chiaro. Al contrario, gli estremisti arrestati, come riportato nel comunicato della polizia di stato, avevano combattuto contro i filorussi, e cioè con i battaglioni neonazisti che, a fianco del regolare esercito ucraino – che l’Unione Europea sostiene – si sono macchiati di crimini contro l’umanità nel Donbass. Crimini certificati da rapporti delle Nazioni Unite. Le chiedo dunque di rettificare il suo post. Dopo aver frequentato per un anno, per esigenze di ricerca, la comunità ucraina di Varsavia, trovo inaccettabile che la sofferenza di un’intera popolazione venga subordinata alle esigenze di una narrazione politica che vuole individuare nei russi gli unici e soli responsabili di una tragedia che è figlia di una nuova guerra fredda.

Lorenzo Ferrazzano”

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