Buon Natale a tutti, amici miei, e buone feste.
È stato un anno schizofrenico, un po’ come i comunicati stampa politici occidentali, o come le trame geopolitiche intessuta o scucite tra nazioni. Un anno nevralgico per l’Italia, che s’è ritrovata ad avere improvvisamente gli occhi di 2 continenti puntati addosso, a caricarla di aspettative nella battaglia contro il “Golia” Europa. Un anno di terremoti – non solo politici, mediatici e giudiziari, nei quali sia crollata giù la facciata falso-perbenista occidentale, zeppa di interessi occulti – perché anche la Terra ha tremato, ha eruttato, ha visto i cieli scrosciare come un’anima in pena.
È stato un anno ruvido e caratterizzato da squilibri, l’anno in cui una Tesla veniva sparata nello spazio mentre la vela solare Oumuamua si avvicinava a noi. L’anno in cui Harry, duca di Sussex, ha sposato la soubrette Markle; l’anno dei Ferragnez e della loro del tutto estetica rivisitazione dell’amore; l’anno di Trump e Jong-Un e del loro travagliato rapporto. È stato l’anno nel quale la favola italiana delle privatizzazioni sia stata detonata dal crollo di un ponte; l’anno delle alluvioni, delle emergenze rifiuti, delle lotte interne e taciute. L’anno della rivincita di Assad e del tormentato popolo siriano; l’anno del massacro di Khashoggi, il cui sangue non guasta il brindisi tra Stati legati da fiumi di denaro; l’anno della minaccia nucleare tra superpotenze mista a quella di un riscaldamento globale che, a guardarsi attorno, ha più le caratteristiche di una mini-glaciazione. L’anno del vitello rosso in Israele e dei pesci a ripopolare il Mar Morto; l’anno della neve e delle alluvioni in Arabia Saudita. L’anno della messa in stato d’accusa del neoliberismo, della sua insostenibilità, della nascita di teoremi alternativi; l’anno in cui la Deutsche Bank ereditava il ruolo di co-protagonista nel più grande scandalo bancario europeo di sempre, e assumeva andamento azionario identico a quello di Lehman Brothers. È stato l’anno dei gilet gialli contrapposti alle magliette rosse, delle sovranità territoriali ma non ancora monetarie, l’anno in cui Steve Bannon preparava il campo ad un ingresso salvifico degli USA sulla scena europea, sempre più simil-nazista.
Cosa aspettarsi dal 2019? Un mucchio di sfide, per lo più epocali. Prepariamo i nostri spiriti, perché esse arriveranno presto, e aspiriamo ad essere terreni fertili di rinascita perché, in un modo o nell’altro, non esiste essere umano in grado di salvarci dalla cattiveria del mondo, a meno che egli non porti il nostro nome e cognome, il nostro viso ed un animo pronto a respingere ogni ingiustizia.

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