Bisogna sperare che i 42 migranti della Sea Watch vengano fatti sbarcare e che non si verificheranno le ulteriori tensioni promesse da Salvini. Ma questa resta l’ennesima sconfitta dell’Europa. Vuole arginare i “nazionalismi” relegando ad un singolo Paese una drammatica questione globale come l’immigrazione? Il Sole 24 Ore ha scritto che i migranti che vengono riportati in Italia sono più di quelli che sbarcano dal Mediterraneo. E sappiamo che Paesi moralisti come quello tedesco e quello svizzero li riportano in Italia sedati e picchiati. La Francia li scarica direttamente nei boschi. Intanto Salvini fa una diretta su Facebook e consolida il suo elettorato. Qualche giorno fa parlando di migranti con degli amici polacchi mi è stato detto che “è vero, in Italia l’immigrazione è un problema”. Ma dovrebbe essere un problema anche polacco, tedesco, olandese e francese, se l’Europa vuole avere qualche ragione d’esistere. Le istituzioni europee dovrebbero farsi carico di un piano collettivo di gestione dei flussi migratori, che così come si stanno verificando sono un problema: per i migranti, per i quali non c’è nessuno processo di integrazione; per gli autoctoni, sui quali ricade il peso di questa mancata integrazione; e per l’Europa stessa, che scricchiola sempre di più sotto il peso di rancori e accuse tra Paesi membri. Aboubakar Soumahoro ha scritto che l’Europa dovrebbe smetterla di affrontare la questione migratoria “come un’emergenza”, e tracciare un piano longevo di responsabilizzazione collettiva. Ma oramai ci siamo quasi abituati a vedere i morti in mare. E di chi è la colpa?

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