Non c’è mai stato un riconoscimento politico tra i nostri partiti: nella confusione generale, M5S considera Lega e PD come la “casta” che ha svenduto e tradito l’Italia; stesso vale per la Lega, che vede il PD come strumento d’esecuzione di ordini imposti da organismi politico-economici sovranazionali; il PD considera M5S e Lega come forze populiste, estremiste, vuote, seminatrici d’odio e bramose solo di potere.

Dopo le elezioni -che hanno visto vincitori assoluti il M5S e la coalizione a guida Lega- e dopo le interminabili e imprevedibili consultazioni, si è giunti all’accordo per la formazione di un governo Lega-M5S con la designazione di Conte come premier con riserva.

Una gioia assoluta per i sovranisti, durata però il tempo di un respiro, dal momento che la crisi scoppiata sul ministro dell’economia ha fatto crollare un governo che non aveva ancora avuto l’onore di nascere.

Queste le parole di Mattarella:

“La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro.”

E la questione è di importanza cruciale: il veto di Mattarella su Savona va al di là di una semplice opposizione alla nomina di un ministro, ma rappresenta un muro contro l’indirizzo economico di quello che sarebbe stato il nuovo governo. Non un semplice veto su una nomina ma un’interferenza nell’attività di un governo che è stato votato proprio per rovesciare lo status quo.

Mettendo da parte la credibilità o la coerenza del contratto di governo Lega-M5S, resta il fatto che Mattarella ha impedito la nascita di un governo euroscettico, perché ha posto il veto non su un ministro con un passato discutibile, da pregiudicato, o su un ministro senza requisiti intellettuali e morali necessari a governare -ministri ai quali siamo abituati- ma il veto è stato posto per motivi puramente ideologici.

È evidente che le pressioni fatte su Mattarella non siano venute da Lega e M5S, che non hanno il potere di aggredire nessuno, ma da Bruxelles. Era del tutto prevedibile che l’UE avrebbe esposto l’Italia ad ogni forma di ricatto possibile. È stata l’UE a imporre questo veto, naturalmente per bocca di Mattarella.

In questi mesi abbiamo avuto modo di segnarci le dichiarazioni dei burocrati d’Europa. Tra i politici, vale la pena ricordare le dichiarazioni aggressive del presidente della Commissione europea Moscovici che intimava agli italiani di “rispettare le regole”, oppure le più recenti interferenze del Ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire che ha detto che “tutti in Italia devono capire che il futuro dell’Italia è in Europa e da nessun’altra parte”. Del resto, erano stati Macron e Merkel in persona a dirsi “preoccupati per i populismi e gli estremismi” che minacciavano di mettere a rischio l’Eurozona.

Bisogna porre attenzione anche alla gogna mediatica nazionale e internazionale alla quale è stata posta la coalizione di governo. A partire dalle cifre totalmente sballate sui buchi nel bilancio che Lega e M5S avrebbero provocato, passando per la polemica montata ad arte sul curriculum di Conte e su una sua presunta polemica col fisco, per finire alla propaganda tedesca sugli italiani “scrocconi e fannulloni”.

Poi la minaccia economica: lo spread alle stelle e il crollo delle borse. Passata l’usanza delle invasioni militari, basta sventolare il debito pubblico per condizionare le decisioni e l’andamento politico degli Stati. Come risposta al crollo di un governo euroscettico mai nato, Mattarella ha convocato Cottarelli, che rappresenta proprio quei valori e quelle linee politiche che gli italiani hanno bocciato alle urne.

Tutti segnalo inequivocabili che qualcuno, fuori dai confini nazionali, non gradiva l’andazzo euroscettico dell’Italia, che poi rappresenta la volontà di 17 milioni di italiani. Soltanto un complottista al contrario non crede all’interferenza dell’Europa nella decisione di Mattarella.

Del resto, Mark Twain doveva immaginare la nostra crisi di governo quando scriveva che “se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. Che dire? Peccato.

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