Di Pino Cabras

Il livello di russofobia che permea da anni le posizioni pubbliche delle istituzioni europee ha raggiunto e superato ogni quota di guardia. Prendete questo messaggio tweettato dalla rappresentanza della Commissione europea in Francia in occasione del 75° anniversario della liberazione di Auschwitz.
Secondo gli eurocomunicatori, “75 anni a oggi, le forze alleate liberavano il campo di Auschwitz-Birkenau. Noi non dimentichiamo”. E invece dimenticano, eccome, un non piccolo particolare: le truppe che posero fine al sistema concentrazionario nazista erano quelle sovietiche dell’Armata Rossa. Avevano già liberato anche i lager di Majdanek, di Chełmno e di Bełżec. Loro, i soldati di Mosca, non genericamente “le forze alleate”.
Nel tweet è riportata perfino una significativa frase di Elie Wiesel: “Dimenticare i morti, sarebbe come ucciderli una seconda volta”.
Ecco, in nome dell’ideologia ufficiale del nuovo discorso pubblico europeo, che vorrebbe riscrivere in modo indecente la storia, si dimenticano le decine di milioni di caduti sovietici che ressero in modo incomparabilmente più tragico l’urto della macchina bellica nazista e li si uccide così una seconda volta.
La manipolazione è ancora lì, cinguettante, impudente, a suo modo goebbelsiana.

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