Di Francesco Erspamer

Mi pare normale che le riviste del consumismo liberista, dunque anche “Vogue”, spaccino deregulation: “Forget the rules, just have fun”, scordatevi le regole e pensate a divertirvi; in riferimento alla moda, ma si tratta di un precetto che può essere esteso alla società generale. Con la foto di una delle tante celebrity che promuovono questa visione edonistica e superficiale del mondo, Lady Gaga, che si capisce che la trasgressione le piaccia visto che l’ha fatta diventare multimilionaria, meno si capisce perché il suo stile di vita dovrebbe interessare chi non guadagni 50 milioni all’anno.
Molto meno normale mi pare che quello slogan sia condiviso da molti che si dicono o credono di sinistra. La tragedia del nostro tempo non è l’arroganza dei ricchi, il loro cosmopolitismo, la loro ostentata immoralità: sono spesso stati così. La tragedia del nostro tempo è che in prima linea nella lotta contro le abitudini e convenzioni che per millenni hanno reso possibile la civiltà e condotto a graduali conquiste sociali, ci sia la sinistra, non più marxista o socialista o sindacale bensì radicale e liberal e imprenditoriale, preoccupata soltanto dei diritti individuali e mai di quelli collettivi, interessata all’eguaglianza civile e non a quella economica, ostile allo Stato (e dunque ossessionata da un antifascismo d’altri tempi) e non alle multinazionali; e affascinata dalla trasgressione e dall’illegalità come se fossero intrinsecamente rivoluzionarie o addirittura dei valori assoluti, e non meri dispositivi da usare tatticamente in fasi insurrezionali e comunque per brevi periodi.
Penso che l’anarchia abbia sempre fatto il gioco dei potenti e di chi volesse diventarlo, anzi, soprattutto di questi ultimi, offrendo agli ambiziosi occasioni per affermarsi, un po’ come la selezione naturale ha consentito e consente la sopravvivenza delle specie più pronte ad adattarsi a mutate contingenze – i più adatti, i vincenti. La legge della giungla è la legge del più forte, del più furbo, del più determinato, del più adatto: ma perché la società dovrebbe replicarne il meccanismo? Al capitalismo ovviamente le teorie di Darwin piacquero immediatamente e le integrò nella sua ideologia; ma la sinistra nacque specificamente per contrastarle (come del resto le religioni), consapevole che i vincoli, etici, culturali, giuridici, salvaguardano i più deboli, i perdenti, i disadatti, magari perché più onesti, leali, sinceri, umili; persone che si accontentano, che rispettano gli altri e l’ambiente invece di volerli assoggettare e sfruttare.
Solo una sinistra delle regole, dunque una sinistra popolare e populista, una sinistra del buon senso, delle tradizioni e delle autonomie, ha un futuro; una sinistra sregolata e amorale, sessantottina e multiculturalista, sarà sempre soltanto il docile strumento dell’imperialismo della finanza globalista, inutile ai popoli e a chi non intenda adeguarsi alla dittatura del libero mercato.

 

Francesco Erspamer è professore di letterature romanze all’Università di Harvard

1 COMMENTO

  1. Risulta che anche l’università americana di Harvard sia stata la culla del pensiero neoliberista globalizzatore che l’autore dell’articolo critica giustamente ma che poi all’atto pratico ci lavora, insomma, verrebbe da dire:

    da quale pulpito viene la predica!!

    Saluti.

    TheTruthSeeker

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