Di Andrea Scanzi

A un certo punto, durante “C’è Benigni” su RaiDue, tra una vita bella e un corpo sciolto, stasera si è rivisto Renzo Arbore che legge la poesia di Benigni dedicata a Massimo Troisi. L’immenso Massimo Troisi. Si commuove Renzo, si commuove Roberto. Un momento dolcissimo. Rivedere il Benigni ieri e oggi mi fa male, e mi fa incazzare, come poche cose al mondo. É come passare dal tutto al niente. Prima l’apice, la follia, l’iconoclastia (e parlo anzitutto del Benigni a cavallo tra Settanta e Ottanta). Poi il disinnesco, la quiete, la stasi. E la retorica. L’ho criticato spesso, negli ultimi anni, ma la mia non è neanche critica: è dolore, è disillusione. È incredulità. È la sindrome dell’amante tradito, pure concittadino di Benigni e pure figlio di due pazzi che, quarant’anni fa, contribuivano a organizzare gli spettacoli del primissimo Roberto alle Feste de L’Unità di Arezzo. È proprio un nervo scoperto: mi fa male, ci sto male. Non la posso vedere, una cosa così. È incostituzionale, passare dal prendere in braccio Berlinguer a reggere il moccolo a Renzi. E non è neanche solo quello: è proprio uno spegnimento generale, o almeno così pare.
Che diavolo ti è successo, Roberto, per passare da Lucignolo sublime (ah, che bei tempi col nostro immenso Carlo Monni) a retore (tecnicamente impeccabile) del quasi niente e del lieto fine? Come e perché ti sei spento così? Com’è, parafrasando De André, che son riusciti a cambiarti? Non è che io sia arrabbiato con te, Roberto. Più che altro, mi sento tradito. Io come tanti. Di quel tradimento che arriva da un compagno di viaggio che credevi di poter avere accanto sino alla fine. Costi quel che costi. E invece.

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(Per concedere le immagini alla Rai, Benigni – tramite il suo manager Lucio Presta – ha chiesto 200mila euro. Lo speciale su Grillo, nato tra le polemiche del Pd, era costato 30mila euro. Anche lo speciale di Celentano era costato molto meno. Su 110 minuti di speciale, la Rai ha dovuto comprarne ben 70 a Benigni. L’accordo è stato poi raggiunto tra le 100 e le 150mila euro, cifra – non specificata – ritenuta da Presta “assolutamente sotto il suo valore”).

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