Tutto iniziò nel novembre del 2013 in piazza indipendenza, a Kiev, per protestare contro il presidente Viktor Janukovyc. Egli aveva sospeso la firma di un accordo di libero scambio commerciale con l’Unione europea a favore di un’intensificazione economica con la Russia. Così, con bandiere europeiste alla mano, il popolo scese in piazza per chiedere le dimissioni del governo, la fine delle repressioni contro i manifestanti pro europeisti e migliori rapporti con l’Unione europea. A fomentare le proteste erano stati anche gli anni di scarsa crescita economica e la corruzione dilagante nell’amministrazione pubblica e le ricchezze principali del Paese concentrate nelle mani degli oligarchi. Dopo settimane di scontri che portarono a morti, feriti ed occupazione delle sedi istituzionali, Janukovyc lasciò il Paese e al suo posto si instaurò un governo filoeuropeista.

Conseguenze

Non oltre un mese dopo la fuga dell’ex presidente, le regioni a maggioranza etnica russa del Paese insorsero. La prima fu la penisola della Crimea (che affaccia sul Mar Nero) all’interno della quale è presente una base militare russa (Sebastopoli). La secessione si compì e la regione si è autoproclamata Repubblica autonoma di Crimea e con un referendum si è votato a favore dell’annessione alla Russia. Altre due regioni ucraine, ovvero Donec’k e Luhans’k, nella zona orientale (Donbass) stanno ancora combattendo contro il governo per diventare autonome e avvicinarsi a Mosca.

I neonazisti

In tutto questo caos, sembra paradossale, ma è riuscito a risorgere il neonazismo. Infatti militanti di estrema destra lo scorso ottobre hanno celebrato la ricorrenza della fondazione (avvenuta il 14/10/1942 ) dell’esercito insurrezionalista ucraino che collaborò con il regime nazista durante la seconda guerra mondiale. Tra i presenti il comandante del battaglione Azov, Andrij Biletsky, e leader del partito ucraino National corpus. Ma a dominare la costellazione dei nuclei paramilitari neonazisti ucraini ci sono anche le seguenti sigle: Splina Sprava, il cui leader Alexander Danilyuk tentò un’insurrezione contro l’Unione sovietica nel 1991, la Pravyi Sekto di Dmytro Yarosh decisamente anti putiniana , Svoboda di Andry Parubiy fondatore dell’ex
Partito nazionalsocialista ucraino ( il nome vi dice qualcosa?), il battaglione Shaktar di Oleg Lyashko che è anche leader del Radical Party e altri nuclei ancora. I principali membri di questi gruppi armati che stanno combattendo i filorussi nel Donbass ricoprono anche cariche istituzionali e politiche. Pertanto la preoccupazione principale è che l’Ucraina possa “nazificarsi” visto i ruoli chiave ricoperti nei salotti governativi. Inoltre, codesti gruppi, utilizzano simboli del defunto Terzo Reich quali il “sole nero”, svastiche e la runa Wolfsangel.

Problematiche

Queste forze di ispirazione nazista hanno attirato in Ucraina simpatizzanti d’Europa e di mezzo mondo, compreso gli Usa dove l’Fbi ha arrestato alcuni cittadini che si erano uniti al battaglione Azov. Questi ultra-nazionalisti stanno venendo utilizzati in funzione antirussa ma al tempo stesso stanno portando al risveglio dell’incubo che il nostro continente ha vissuto un secolo fa e che eventualmente potrebbe portare ad altre conseguenze. Infatti la c..d strage di Odessa avvenuta il 2 maggio 2014 sembra essere attribuita ai neonazisti. Tutto ciò sta accadendo sotto lo sguardo (cieco) dell’Europa che sta senz’altro sottovalutando la situazione. Infatti non sarebbe remoto un effetto domino soprattutto lì dove le caratteristiche locali sono analoghe.

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