Ho sempre considerato il fascismo come un fenomeno storico che si è sviluppato a partire dagli anni drammatici del primo dopoguerra e che si è concluso definitivamente con l’instaurazione della Repubblica. Considerato invece in senso metastorico, cioè al di là delle determinazioni particolari del ventennio, interpreto l’idea di “fascismo” come l’annullamento totale della dignità umana: una forza coercitiva esercitata da una ristretta cerchia di persone contro la maggior parte del popolo. Se storicamente il fascismo è stato sconfitto il 25 luglio del ’43, concettualmente – considerato come un’astrazione – non ha mai cessato di esistere.

Ma il fascismo, inteso come annullamento della dignità umana, non è sopravvissuto in Fratelli d’Italia o in CasaPound, che con tutti i loro difetti non hanno mai sovvertito l’ordine democratico e che da quando sono nati collezionano risultati elettorali assolutamente ininfluenti. Piuttosto, sono stati il FMI, il WTO, la BCE, la Commissione Europea e la Banca Mondiale a distruggere ogni dignità che un uomo possa reclamare per diritto. A partire dalle disuguaglianze economiche – che sono un “effetto collaterale” strutturale alla religione della Crescita, dell’Impresa, del Profitto ecc – fino alle operazioni mirate contro interi paesi e spacciate per “pacchetti di salvataggio” via austerity.

Si vedano i dati sulla Grecia. Non è stata certo Alba Dorata ad annullare le libertà costituzionali del Paese. È stata la Troika, salvo poi scusarsi per voce di Juncker, che a cose fatte (esplosione di suicidi, AIDS, droga, alcolismo e mortalità infantile) ha detto che forse “con la Grecia siamo stati poco solidali”. Così nel resto del continente: i populismi e i sovranisti non sono la causa ma l’effetto dell’implosione dell’Europa. Un evento dalla portata storica, l’Europa che collassa su sé stessa dopo millenni di civiltà.

Per questo non riesco a sopportare eroismi facili come quelli alla Raimo, alla Wu Ming e alla Zerocalcare, personalità culturali autoreferenziali e sopravvalutate che da una parte predicano l'”antifascismo militante” e dall’altra pubblicano entusiasticamente su riviste altrettanto autoreferenziali che celebrano libri come “L’austerità fa crescere”. Riviste delle quali, come diceva Joseph Roth, “non si può credere neanche alle inserzioni”.

Così, mentre loro si perdono in improbabili martiri e in allegorismi incontrollati che la gente non riesce a comprendere, a raccogliere consensi sono personaggi come Salvini – attorno al quale si è adunata una folla oceanica di fanatici – che giura ordine ma garantisce xenofobia ed esclusioni, andando solo ad infuocare la crisi sociale tra italiani ed extracomunitari.

Una crisi fatta scoppiare da chi – sostenendo che i confini non esistono – ha fatto entrare nel paese centinaia di migliaia di clandestini senza avere alle spalle un sistema di accoglienza e di integrazione adeguato. Da chi sogna un’Italia meticcia ma che predica il verbo della Grande Distribuzione Organizzata, la quale impone prezzi di mercato che condannano i braccianti africani a guadagnare 15 euro al giorno per 12 ore di lavoro desindacalizzato, 10 euro dei quali vanno dritti nelle mani dei caporali.

Quando questi giorni passeranno, come li considereremo? Cosa resterà di Salvini se non l’arroganza, del M5S se non una grande delusione popolare, e della sinistra se non una grande risata? E cosa resterà dell’Unione Europea se non la spocchia dei commissari e il disprezzo per la democrazia? Resteranno le cicatrici dell’Europa, inghiottita in uno sbadiglio. E ricordi confusi di un “antifascismo militante”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome