Di Giorgio Bianchi

A casa mia non ho l’antenna pertanto la televisione mi serve solo per vedere i film scaricati.
L’unica occasione che ho per concedermi un momento di ilarità con SkyTg 24 è quando faccio colazione da mia madre.
Oggi nella pausa pubblicitaria susseguente al solito pistolotto insulso su Idlib, è passata la pubblicità del caffè Lavazza “Terra Bio”.

“proveniente da aziende agricole certificate nelle diverse aree tropicali del mondo, questo caffè è buono in tutti i sensi perché proviene da coltivazioni biologiche. Tierra Bio-Organic cresce su meravigliosi altipiani, protetto dall’ombra degli alberi”.

Quindi ora abbiamo il caffè Lavazza normale ovvero quello di provenienza incerta da aziende non certificate senza ombra e quello meraviglioso, biologico, eccetera eccetera.
Il combinato disposto di questa pubblicità e il pistolotto su Idlib mi ha riportato alla mente l’intervista al portavoce militare del Cremlino Dmitry Peskov.

Come distinguete, bombardando in Siria, i terroristi normali dai terroristi moderati?
Risposta: «Fin dall’inizio delle operazioni militari in Siria noi abbiamo preso in considerazione la questione. Noi usiamo, contro i normali terroristi, normali bombe. Invece, nel caso dei terroristi moderati noi usiamo esclusivamente bombe moderate. Noi siamo orientati in questo senso, cioè nel senso della giustizia.»
E, scusi, mi può dire in cosa le bombe moderate si differenziano dalle bombe normali?
Risposta: «Le nostre bombe normali si differenziano, rispetto alle bombe moderate, esattamente come i normali terroristi differiscono dai terroristi moderati. Le seconde sono infatti dipinte con colori diversi, decisamente dai toni più morbidi e piacevoli».

La distinzione fatta in Occidente tra ribelli moderati e tagliagole non è altro che una mediocre operazione di marketing commerciale.
Da una parte abbiamo i “ribelli moderati” (già l’utilizzo della parola ribelli quasi fossero dei giovinastri scapestrati la dice lunga) ovvero la soldataglia con la certificazione di “combattenti per la democrazia” cresciuti “all’ombra dell’Occidente” per rimanere nel parallelo con il marketing del caffè Lavazza; dall’altro abbiamo i tagliagole dell’Isis, ovvero i cattivoni provenienti da “aziende non certificate”.
Questa è una elementare operazione di brandizzazione volta a convincere il “consumatore di news” che in Siria esiste un gruppo di combattenti “Bio” che meritano di essere sostenuti dall’Occidente anziché essere annientati come è stato fatto a Raqqa e Mosul dalla coalizione a guida USA.
Con i “ribelli non Bio” invece si può utilizzare qualsiasi mezzo: si può bombardare a tappeto radendo al suolo intere città poiché i civili divengono automaticamente le “famiglie dell’Isis” e quindi non essendo più inermi da salvare i media possono incitare al massacro e le ONG possono tacere.
L’operazione è esattamente quella che fanno le aziende per differenziare sul mercato i loro prodotti.
Che fosse un’operazione di marketing del resto ce lo ha svelato tempo fa un’inchiesta del Bureau of investigative Journalism.
Lo scoop colossale (quasi sottaciuto dai madia nostrani) rivelava che un PR inglese aveva ricevuto dal Pentagono 500m di dollari per realizzare in una location segreta in Iraq video che mettessero in cattiva luce gli insorgenti di Al-Quaeda.

E’ un mondo fantastico quello delle coalizioni a guida USA: fanno quello che vogliono senza nessuno che gli rompa le scatole con pietose campagne strappalacrime.
Quando nel 2013 intervistai una famiglia di esuli siriani nella bergamasca alla mia domanda “i suoi figli combattono nel Free Syrian Army ? ” l’anziana madre, che quella sigla non sapeva neanche cosa volesse dire, rispose “i miei figli combattono per Daesh”, rimediando da sotto al tavolo un calcio dalla figlia più giovane.
Per lei quelle sigle non significavano nulla, per lei esisteva solo Daesh. Ma infatti quella distinzione è soltanto ad uso e consumo dei gonzi occidentali (in particolare europei) che ancora credono alla propaganda angloamericana e dei vari Del Grande.
Qualcuno si ostina a chiamare tutto ciò democrazia quando in realtà ci troviamo difronte al più sordido dei regimi.
Viviamo in un mondo in cui il genocidio che si sta compiendo da anni in Yemen e in Palestina viene sottaciuto all’opinione pubblica, mentre la legittima liberazione del proprio territorio da tagliagole e terroristi finanziati, armati e sostenuti mediaticamente dall’estero da parte di uno stato sovrano viene presentato come un massacro.
E’ inutile aggiungere che è proprio grazie al sostegno dei media e dei governi stranieri ai “ribelli Bio” che la battaglia di Idlib sarà più sanguinosa, perché è chiaro che questo appoggio farà sì che i terroristi non si arrendano e continuino a tenere in ostaggio la popolazione della città.
Così mentre a Raqqa la coalizione a guida statunitense ha potuto radere la città al suolo senza che dai media si alzasse un pigolio, per poi lasciare la città a sé stessa senza acqua corrente, elettricità e infrastrutture, con cumuli di macerie ovunque disseminati di trappole esplosive e ordigni inesplosi.

Oggi ad Idlib i media si riscoprono nuovamente umanitari.
Eh sì perché l’afflato umanitario del mainstream viaggia a corrente alternata: Aleppo On, Mosul Off, Raqqa Off, Idlib On e guardacaso la modalità Off si inserisce sempre quando ad operare sul campo sono le coalizioni a guida statunitense.
Si tratta di un doppio standard ipocrita e peloso che risulta ancora più insopportabile se si getta uno sguardo alla terribile situazione in Yemen, in preda alle carestie e alle malattie a causa dei continui bombardamenti Sauditi operati nel più completo silenzio dell’occidente:

Nel frattempo io continuerò a bermi il Lavazza normale; il Terra Bio lo lascio ai sostenitori delle carneficine a guida angloamericana.

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