Quello che volgarmente viene chiamato “sovranismo” non è una dottrina politica diffusa dalle élite populiste che vogliono lucrare sui dissidi interni all’Unione Europea, ma una reazione popolare ad una crisi economica – scatenata da speculazioni finanziare del tutto gratuite non necessarie – e all’austerità. Se non si capisce questo non si possono capire neanche il voto del 4 marzo, la caduta di Merkel e Macron, la Brexit, la fine del sogno europeo.

E dato che questo non si è capito, o non si è voluto capire, chi fabbrica le opinioni continua a confondere i disperati della più grande crisi sociale del secolo con una massa di imbecilli che credono alle bufale che girano su internet, con il ritorno del fascismo, con infiltrazioni straniere inesistenti, con i populisti che ingannano le masse.

Sarebbe molto più facile invece ammettere che il sistema europeo era marcio alla base, ammettere – per esempio – che i criteri di convergenza impediscono la crescita o che un’unione economica senza unione politica non avrebbe mai potuto suscitare un’unione dei popoli. E invece hanno creato falsi miti per giustificare i propri fallimenti storici e morali.

In questo modo non si fa altro che aggravare le crisi popolari e governative interne alla UE. L’Europa non va abbattuta, va riformata, va politicizzata e democraticizzata. Ma questo non è possibile finché ai suoi vertici vigerà una dottrina economica che riduce la politica a sua ancella speciale. “Il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese”, diceva Marx nel Manifesto.

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