In Polonia fin dal 1970, a seguito della dura repressione adottata da Gomulka contro gli scioperi di Danzica, i sovietici avevano propiziato la sua rimozione e sostituzione con Gierek. Tuttavia, le peggiorate condizioni di vita e gli scioperi di protesta per il rialzo dei prezzi favorirono la diffusione di una trama organizzativa di opposizione al regime che affondava le proprie radici nel ceto operaio e aveva nell’identità cattolica il proprio collante nazionale, contro un dominio ideologico considerato estraneo alla cultura del paese.

Si costituì clandestinamente un Comitato per la difesa dei lavoratori (KOR), a seguito delle repressioni del 1976, che si rese responsabile di attività sindacale e di scioperi sempre più intensi. La prima visita del pontefice polacco, nel giugno 1979, ebbe caratteri trionfali. Di per sé, essa non aveva un significato politico di opposizione. Tuttavia, era evidente che il popolo polacco riconosceva in quell’autorità religiosa estranea al regime l’autorità morale rappresentativa della vera identità della Polonia.

Gli scioperi generalizzati dell’estate 1980 consolidarono la leadership di Lech Wałęsa, un elettricista dei cantieri di Danzica, che era stato perseguitato dal regime a partire dagli scioperi del 1970. Fu una battaglia vinta per Wałęsa perché Gierek fu costretto ad accettare le richieste degli scioperanti, prima fra tutte il riconoscimento di un sindacato libero, che prese il nome di Solidarność, che per la prima volta i un regime comunista si configurava come un movimento di massa con molti milioni di iscritti estraneo al sistema di potere.

In pratica, si trattava di un sindacato che si poneva come interlocutore della dittatura comunista, ma che da essa non dipendeva né promanava. si trattava di un fenomeno diverso da quello cecoslovacco, per le dimensioni e per il fatto che non era limitato ad ambienti intellettuali, bensì affondava le sue radici nella cultura popolare del paese. I sovietici ritennero che Gierek fosse stato troppo cedevole e propiziarono la sua sostituzione con Kania che non riuscì né a riassoribire il movimento né ad attenuarne la conflittualità. Quando il conflitto tra il sindacato e il regime sembrò giunto alle soglie della sommossa generalizzata, Kania fu sostituito ai vertici del regime col generale Wojciech Jaruzelski, già capo delle forze armate e ministro della Difesa dal 1968.

Nel dicembre 1981, egli introdusse la legge marziale. Solidarność  fu messa fuorilegge e i suoi dirigenti arrestati, compreso Wałęsa. Il generale Jaruzelski sostenne poi che fu un atto necessario per evitare l’intervento sovietico. A dimostrazione di questa tesi stavano i movimenti di truppe ai confini della Polonia. In realtà, si trattava di azioni intimidatorie, ma l’Unione Sovietica non aveva la possibilità d’intervenire rischiando una resistenza sanguinosa sul territorio polacco, mentre era impegnata sul fronte dell’Afghanistan senza trovare una via d’uscita. la legge marziale garantì la tenuta del regime e fu tolta solo nell’estate del 1983 in occasione del secondo viaggio trionfale di Giovanni Paolo II in Polonia.

Negli anni successivi si verificò la lenta integrazione della Polonia nella comunità internazionale. Nel 1985 Jaruzelski abbandonò la divisa di generale per divenire presidente della Repubblica. L’anno successivo la Polonia, che aveva un debito estero colossale, fu ammessa al Fondo Monetario Internazionale. Per fronteggiare la crisi interna, il regime fu costretto a scendere a patti con Solidarność  che si era configurato come un vero e proprio interlocutore politico. Fu concordata una riforma elettorale sul modello di quella che Gorbaciov aveva introdotta in Unione Sovietica. Nella formazione della Camera, il 35% dei seggi sarebbero stati elettivi, mentre i restanti sarebbero rimasti di nomina governativa. Al Senato i seggi erano tutti elettivi.

Le prime elezioni parlamentate libere della storia del regime comunista (giugno 1989) dimostrarono che Solidarność  era in grado di conquistare alla Camera tutti i seggi di libera elezione e quasi tutti i seggi al Senato. Il regime era definitivamente delegittimato. Le urne avevano sancito la fine del comunismo dopo quarantacinque anni. Una figura di primo ministro d’ispirazione cattolica, Mazowiecki, assunse la guida del paese.

 

(Di Sandro Rogari, L’età della globalizzazione, Utet, Torino, 2013)

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