Piazzale Loreto

Monologo di Pietrangelo Buttafuoco

“Probabilmente voi avete la possibilità di guardare una fotografia che nella mia vita io ho evitato di guardare:la foto di Piazzale Loreto. Perché è qualcosa che è rimasto, nella nostra storia di italiani, quasi a marchiarci, a farci sbattere col muso su un’idea di vendetta che ci portiamo addosso e dalla quale non sappiamo scrollarci. Eppure noi italiani riusciamo ad essere affratellati anche nella mattanza e quindi, quando voi osserverete quelle fotografie e guarderete quella macelleria, magari avrete la possibilità di sapere che perfino un grande poeta, Ezra Pound, volle cantare quel momento, nello strazio e nel dolore, immaginando un vitello appeso.

E poi io ricordo un vecchio combattente, si chiamava don Vincenzo D’Agostino, mi raccontava che quando era nel campo di concentramento assieme agli altri prigionieri italiani, veniva rimproverato dagli inglesi che li sorvegliavano e dagli americani che comandavano quello stesso campo di prigionia, mostrando loro le foto di Piazzale Loreto e dicendo “ecco di che cosa siete capaci voi italiani”, quasi a scorno, a vergogna, a dolore.E in quella fotografia, in cui è difficile distinguere le persone -l’unica che si distingue è Claretta Petacci solo perché portava la gonna, che venne chiusa pietosamente da uno spillone da un sacerdote, non dopo averle sputato addosso, il sacerdote, sul corpo di Claretta Petacci- fra gli altri corpi che non si distinguono c’è quello di Nicolino Bombacci.

 

Benito Mussolini e Claretta Petacci

E in quella fotografia, in cui è difficile distinguere le persone -l’unica che si distingue è Claretta Petacci solo perché portava la gonna, che venne chiusa pietosamente da uno spillone da un sacerdote, non dopo averle sputato addosso, il sacerdote, sul corpo di Claretta Petacci- fra gli altri corpi che non si distinguono c’è quello di Nicolino Bombacci.

E tutti magari si potranno meravigliare come mai uno dei fondatori del Partito Comunista si ritrovi ad essere fucilato insieme a Benito Mussolini. Perché noi italiani in realtà la storia non ce la sappiamo raccontare, o meglio non la guardiamo fino in fondo. Perché? Chissà, forse c’è una vena di affratellamento tra i due? Si, è una storia che nasce all’interno del Partito Socialista, che nasce all’interno della sinistra dove si trovavano a militare. Nicolino Bombacci e Benito Mussolini, nemici arcinemici ma affratellati nel momento in cui, nella fase finale della guerra, nella fase finale dell’esperienza di Benito Mussolini, lui si ritrova ad essere ancora una volta socialista, e non è un caso che si chiami Repubblica Sociale Italiana.

Sono cose difficili da considerare, perché magari il luogo comune ci costringe a pensare che uno sta a destra e l’altro sta a sinistra, e nessuno va a immaginare che la prima bandiera del Partito Socialista della sezione di Dovi, in Romagna, è custodita tutt’oggi nella casa natale di Benito Mussolini. Nessuno va a immaginare quindi che Nicolino Bombacci, affrontando il suo plotone d’esecuzione, lui che aveva scelto di combattere affianco di quello che era stato il suo compagno d’arme e il suo compagno di militanza nel Partito Socialista, offre il petto al plotone d’esecuzione gridando “Viva l’Italia! Viva il socialismo!”.

Nicola Bombacci

E non è un caso che la storia d’Italia sia così complicata perché noi italiani tali siamo, così complicatissimi, pronti ad amare immediatamente e pronti ad odiare in un solo istante, a fornire immediatamente un Piazzale Loreto a chiunque. Vi ricordate le monetine del Raphael? Furono quasi un presagio. Un Bettino Craxi, anche lui socialista, che improvvisamente diventa “il cinghialone”, odiato da tutti quelli che un minuto primo lo amavano, e gli lanciavano le monetine. E chissà, chissà se qualcun’altro oggi possa rischiare un Piazzale Loreto, ma Dio ce ne scampi. Siamo dei cani a volte noi italiani, ma siamo italiani, costretti ad essere guelfi e ghibellini, costretti ad essere affratellati quando a un certo punto della nostra storia sappiamo soltanto trasfigurare la vendetta, e magari in commozione.

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