Di Pierluigi Fagan

L’Europa, è sempre stata un frattale di complessità. Con frattale s’intende una forma che si ripete più o meno invariata a diverse scale. L’esempio più tipico sono le linee di costa che tanto nelle cartine a grande scala che nel ravvicinato di ciò che si osserva a scala umana, ripete sempre lo stesso andamento della linea zigzagante che separa terra e mare. Con complessità s’intende sistema dotato di tante parti in interrelazione.

Se dunque l’oggetto più complesso è il mondo, l’Europa è stata sempre un piccolo mondo, tant’è che spesso ne ha anticipato o condizionato gli andamenti proprio perché riproduce “in piccolo”, assetti che sono propri del grande.

L’Europa è sempre stata multipolare. Si potrebbe dare eccezione ai tempi dell’Impero romano ma invero l’Impero era solo dell’Europa occidentale ed escludeva scozzesi, germani e tutto il resto del nord e del’est, quindi non era propriamente “Europa”. Ogniqualvolta qualcuno si è lanciato nell’idea di unificarla coattivamente, da Carlo Magno a Napoleone a Hitler (Francia vs Germania: 2-1. L’Europa rattoppata dagli Asburgo è non classificata), ha scritto intense pagine di storia che però sono durate molto poco, per fortuna. Europa unificata da uno a tutti (così come da tutti a uno) è oggetto intrinsecamente instabile ed ingovernabile, appare possibile nell’astratto ma non nel concreto.

Figli di questa storia, i primi studiosi di relazioni internazionali del dopoguerra, alcuni nativi e rimasti in Europa (Carr, Aron), altri nativi d’Europa ma migrati negli Stati Uniti (Morgenthau), condividevano due caratteristiche: erano realisti come oggi si dice “classici” (Machiavelli-Hobbes) e ritenevano che ancorché pensabile un sistema mondiale monoliticamente stabile fosse impossibile in via di principio, il suo ordine multipolare era il più auspicabile in quanto è proprio dei sistemi molto complessi dividersi in sistemi e sottosistemi, secondo appunto logica frattale. La ripartizione in sistemi e sottosistemi scompone il troppo grande in medi che nel rapporto reciproco, rapporto che ha anche le sue conflittualità naturali, si equilibrano l’uno con l’altro dando infine “ordine” all’intero. Apparentemente meno ordinato e stabile dell’ordine piramidale, questo ordine fluttuante, per le cose di origine biologica e non minerale, è l’ordine naturale.

Di contro, usciti devastati ed anche depressi dal secondo conflitto euro-mondiale, alcuni europei (sei paesi solo, di cui due piccolini ed un francobollo) decisero di mettere assieme alcune cose onde cercar di ammorbidire la loro naturale coazione al conflitto inter-statale (ma il conflitto risaliva anche ai tempi inter-aristocratico/medioevale e si può dire che per ragioni geo-storiche era naturale ed endemico).

Cominciarono con il carbone e l’acciaio fonte di storici dissapori tra francesi e tedeschi (sempre loro), poi la ricerca atomica, poi i francesi proposero l’esercito comune ma quando tutti gli altri l’avevano già approvato in parlamento, ci ripensarono bocciando inaspettatamente la loro stessa proposta. Poi nel ’57 si varò la Comunità (sinonimo di pluralismo) Economica Europea. L’Europa permaneva multipolare, come di sua natura, ma commerciava con speranza di pacificazione alla Montesquieu.

Nel 1992 poi, si varò il progetto unionista, l’Unione (non più “Comunità”) degli europei. Si ritenne che il mercato comune avesse bisogno di due altre cose: un coordinamento politico, in realtà giuridico ed una moneta comune. Il 1992 è esattamente a metà tra la fine dell’ordine bipolare (USA vs URSS ’89-‘91) e l’inizio della piena globalizzazione (WTO 1994). Globalizzazione avviata dal delirio di onnipotenza USA che immaginò possibile passare dal bipolare all’unipolare trovandosi oggi in ciò che già allora si poteva prevedere, ovvero un multipolare di fatto.

L’Unione europea era in sostanza un frattale della globalizzazione in cui tutto il sistema è un mercato unico governato da un assetto bipolare centrato su i due storici contendenti al ruolo di egemone: Francia e Germania. Ruolo di egemone che come dice la storia, si pensa ma quando poi si prova a mettere in pratica si mostra non possibile poiché l’Europa, per ragioni geo-storiche ha troppa eterogeneità intrinseca per esser ridotta ad “unum”, anche nella versione diadica.

Ieri al G20 ( diventati ormai 20 più “invitati” in pianta stabile mentre ancora qualche anno fa ci si baloccava con il formato a 7-8), si è ratificata la fine del WTO, il WTO ha fallito, l’ordine semplice del “tutto il mondo è un mercato ordinato dalla sua mano invisibile” non funziona. Tra l’altro, non funziona più proprio per chi l’ha promosso originariamente. Nessuno più (salvo qualche scalmanato da think tank americano che fa finta di non capire e scrive articoli infuocati sulla ridicola “trappola di Tucidide” oggetto di intrattenimento per orfani di Risiko che rifiutano di lasciare l’adolescenza idealista in favore di una sobria maturità realista) immagina possibile né l’ordine unipolare, né quello bipolare, l’ordine naturale del mondo è multipolare. Di nuovo, frattale poiché se a livello potenza militare sono in tre, a livello economico sono almeno cinque/sei. Ma poi regionalmente ci si multi-polarizza a diverse scale, c’è il livello demografico che darà nuovi pesi in prospettiva, non c’è più solo Atlantico-Pacifico ma anche Mediterraneo, Artico, Indiano nonché la partizione occidentali vs emergenti etc.

Eccoci dunque qui. Il mondo si avvia con naturalità concreta a giocarsi il suo nuovo assetto multipolare anche perché è “mondo” solo da pochi anni. Il bipolare in realtà aveva già a lato i “non allineati”, era invero solo un ordine macro-regionale euro-mondiale in cui due commissari esterni (USA – URSS) si spartivano l’asilo rissoso incapace di auto-bilanciarsi. Il mondo va al multipolare mentre l’Europa ormai incapace di ragionare in autonomia e preda con qualche decennio di ritardo della febbre delle analogie, si è convinta della giustezza del suo auspicato quanto ambiguo assetto globalizzato con governo giuridico-politico bipolare in cui, toltasi di mezzo l’UK bilanciante, si ostina contraddire logica e storia chissà ancora quanto a lungo.

Il destino dell’Europa è multipolare poiché sistemi molto complessi ed eterogenei debbono ripartirsi in sottosistemi che poi si equilibrano vicendevolmente. In più, non c’è più solo da stabilire l’ordine interno al sub-continente ma i soggetti statual-politici (sarebbe ora di chiudere con vergogna la lunga fase dei roboanti annunci mortuari, dallo stato alle ideologie, che tanto ha contribuito a devastare boschi per trarne carta per corrompere menti febbricitanti in preda al delirio) debbono contemporaneamente porsi anche il problema del loro peso e statuto nell’ordine multipolare mondiale.

Nuovi poli post-nazionali quindi, per bilanciarsi in Europa e nel Mondo. Il resto è perdita di tempo, dove il tempo è scarso, nonché viepiù costoso.

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