In Puglia, i No Tap avevano bruciato la bandiera del M5S già tempo fa. A Taranto, Alessandro Marescotti diceva a un Di Maio rosso di vergogna :«Ministro, mi guardi», e nel frattempo gli raccontava la tragedia dell’Ilva.

Il Movimento è stato sempre deriso, ridicolizzato e minimizzato, soprattutto da quelli che ora ci governeranno insieme. Disprezzati, nonostante i 5 Stelle siano nati dall’unione di molte realtà locali e territoriali di protesta alle quali i «partiti tradizionali» avrebbero dovuto per lo meno prestare attenzione.

Tutte queste realtà sono poi cadute una dopo l’altra come tessere di un domino, schiacciate dalle contraddizioni di un movimento che si andava istituzionalizzando.

Continuamente deriso, mentre i partiti liberisti – dal Pd a Fi -, smantellavano lo Stato sociale e le più basilari garanzie sul lavoro, e questa è ormai storia, i 5 Stelle hanno inglobato gli strati più disperati della popolazione italiana negli anni peggiori che il nostro Paese abbia vissuto dal secondo dopoguerra. Personalmente non ho mai votato il Movimento, ma la questa è la mia interpretazione della realtà.

È grazie a loro che in Italia l’estrema destra non ha toccato tassi di consenso del 90%. E dopo aver rappresentato una speranza di riscatto sociale e di dignità morale per i più poveri d’Italia, illudendoli, il Movimento stringe un’alleanza con il partito che più di tutti ha predicato l’austerità, il fanatismo dell’europeismo e il più immorale atlantismo.

Ed è assolutamente prevedibile che i pentastellati si allineeranno alle posizioni ultra-europeiste e filo-tedesche del Pd, come sembrano suggerire i primi nomi sugli incarichi legati direttamente alla Ue, e come ha ormai reso evidente l’appoggio alla von der Leyen.

Altra nota drammatica: la lotta dei 5 Stelle contro il cancro dell’Italia, la corruzione, per me, finisce con la loro alleanza con il partito dello scandalo del Csm.

Sbaglia chi crede che la Lega sia già decaduta e che «il fascismo» sia stato «scongiurato». Potrà essere caduto Salvini, così come passano le mode temporanee, ma la «destra» – intesa come fenomeno sociale di rabbia e rancore – crescerà sempre più velocemente, come abbiamo visto nell’ultimo anno con il risultato delle europee.

Oggi, con la conferma di questa nuova alleanza di governo, si può mettere un punto alle illusioni di cambiamento, distribuite come pane agli affamati da un corpo politico nato da una speranza e morto con un tradimento.

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