Di Francesco Erspamer

Nel mondo e persino in Europa e in Italia i giovani (e non tanto giovani) irresponsabili e interessati solo all’edonismo e all’attualità sono una minoranza: per intenderci, quelli che vanno in discoteca e in Croazia fregandosene del Covid ma anche quelli che corrono ubriachi in auto fregandosene delle leggi e degli altri; o che le loro ansie le placano con l’arroganza, il consumismo e altre droghe, invece che con la dedizione e la conoscenza. Dei Peter Pan che si credono immortali malgrado i venti o trent’anni suonati, chiusi nel loro individualismo, eterni adolescenti a cui la scuola e la vita non hanno insegnato nulla eccetto che l’immaturità. Ma i giornali e gli intellettuali da talk show vogliono far credere che i giovani e i non tanto giovani siano tutti così, in modo da assolverli: o perché la colpa è dell’intera società (di un “noi” che include chiunque, senza distinzioni e eccezioni) o perché spacciano per naturale (una necessità biologica) e storico (un destino manifesto) il loro egoismo.
Lo scopo è cancellare, ossia rendere invisibile e silenziosa, senza voce, la maggioranza che ancora crede nella solidarietà, nel rispetto per il prossimo e per le regole, in principi etici e comportamenti virtuosi invece che nelle mode e nella virtualità. Non fa notizia sui media liberisti, dunque non esiste.
Ovvio: quel tipo di giovani e di non tanto giovani è indispensabile al neocapitalismo e alla sua economia del consumo ossessivo, di prodotti e di eventi. Pensate alla Apple, che in piena crisi si avvia a raggiungere il valore di due trilioni di dollari (alle anime belle indignate solo dagli stipendi dei parlamentati e dalle pensioni appena più alte delle loro, ma senza essere comunisti, solo invidiosi, ricordo che due trilioni sono due milioni di milioni) grazie all’accorciamento dei tempi fra l’uscita di un modello di iPhone e il successivo; che se ne farebbe, la Apple, di giovani e non giovani oculati, giudiziosi, impegnati, altruisti? Quattro aggettivi che sui giornali proprio non li trovate, e che se riferiti a ragazzi avrebbero comunque un significato peggiorativo: roba da far vergognare i genitori rampanti, quelli che si vantano dei figli che a dieci anni non fanno che stare appiccicati all’iPad, a quattordici passano la notte alla movida, a diciotto sognano soltanto di diventare ricchi in fretta, in qualunque modo, per avere e sentirsi più degli altri.
Come dicevo, i vincenti sono relativamente pochi; di per sé non sarebbero un problema. Sono diventati un problema perché il liberismo parla solo di loro e li trasforma in una realtà, positiva o negativa non importa purché agli altri sembri inevitabile. È ora di ribellarsi, ai vincenti e ai giornalisti e politici (la pseudo-destra leghista e berlusconiana e la pseudo-sinistra renziana e liberal) che stanno sistematicamente distruggendo morale, cultura, tradizioni e comunità per realizzare in Terra, e specificamente in Italia, il paradiso dei peggiori.

 

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