Di Vittorio Nicola Rangeloni

In occasione del quarto anniversario della battaglia tra i miliziani della Repubblica Popolare di Donetsk e l’esercito ucraino per il controllo di Illovaisk, città del Donbass a poca distanza dal confine con la Russia, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha stilato un report sui fatti riguardanti quella fase del conflitto.

La ricostruzione dei fatti è stata ottenuta in seguito ad un’ottantina di interviste a residenti di Illovaisk ed a prigionieri di guerra.

La battaglia di Illovaisk è stato uno dei momenti più sanguinosi del conflitto. In questa operazione alcuni reparti dell’esercito regolare ucraino e soprattutto diversi battaglioni volontari – tra i più famosi ci sono “Azov”, ed il “Donbass” – finirono accerchiati dalle milizie. Accerchiati ed abbandonati perché gli alti ufficiali, una volta compresa l’aria di tempesta, levarono velocemente le tende abbandonando le truppe sul campo. Forse faceva comodo così? Alla fine i battaglioni volontari non erano altro che le formazioni estremiste grazie alle quali l’attuale classe politica governante a Kiev è giunta al potere attraverso il colpo di Stato pochi tenutosi mesi prima. Erano certo scomodi per i “separatisti”, in quanto i volontari erano i rivali più motivati a combattere, ma erano altrettanto scomodi per Kiev.. Ma questa è un’altra storia..

I MILITARI – Secondo il documento dell’Alto commissariato dell’ONU i miliziani avrebbero proposto ai soldati ucraini un corridoio attraverso il quale avrebbero potuto ritirarsi, garantendo una tregua, a patto di lasciare tutte le armi sul campo. Ricevuto risposta negativa, le colonne dei soldati ucraini vennero attaccati. Morirono 366 soldati e volontari ucraini, 429 riportarono ferite e centinaia vennero fatti prigionieri, mentre altri si consegnarono spontaneamente ai miliziani. In numero minore, prima dell’accerchiamento, anche dei miliziani finirono imprigionati dai soldati ucraini. Come riportato dal documento dell’ONU, entrambe le fazioni esercitavano violenze sui militari presi in ostaggio. I miliziani – si legge – usavano distinguere i prigionieri in due categorie: quella dei soldati dell’esercito regolare e quella di chi combatteva in maniera volontaria. Solitamente i primi venivano usati come “merce di scambio” per riportare a casa i miliziani detenuti dall’avversario, mentre per i secondi, il trattamento era differente.

I CIVILI – Ad Illovaisk la guerra entrò nel centro abitato con conseguenze terribili. 600 case su 1800 vennero colpite o distrutte, così come 116 palazzine. Vennero colpite le diverse infrastrutture e l’ospedale, lasciando le persone senza assistenza medica, oltre che senza acqua, luce e gas, per oltre 3 settimane. A causa della battaglia morirono almeno 36 civili. La maggior parte morì a causa delle esplosioni delle bombe, mentre almeno 4 persone, secondo questo report, furono uccise per mano dei soldati del battaglione ucraino “Donbass”. I loro corpi vennero trovati sepolti nei pressi della scuola N.14, all’interno della quale, all’epoca, erano stanziati i soldati del suddetto battaglione ucraino. Allo stesso tempo, nello bunker anti-bombardamento della stessa scuola si erano rifugiati centinaia di abitanti della città.
Tredici civili di età compresa tra i 30 ed i 66 anni hanno subito violenze e torture da parte dei soldati ucraini in quanto sospettati di essere collaboratori dei miliziani.

Secondo l’ONU la maggior parte di questi crimini sono rimasti impuniti e parte della colpa è da imputare alle autorità d’Ucraina.
Questo episodio risalente a quattro anni fa è solamente una piccola parte di quel che ad oggi continua a succedere ed a rimanere impunito. Dubito che questo report possa cambiare le cose in Ucraina, ma senza dubbio può aiutare a far aprire gli occhi a chi, nel mondo, continua a supportare l’Ucraina ed i suoi atti criminali.

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