Di Andrea Zhok

Naturalmente uno potrebbe dire che, vabbé, è Oliviero Toscani, fa foto, mica è un pensatore, gli è scappato.

Esattamente come è ‘scappato’ alle sardine (cioè a quelli che per i media erano la ‘forza popolare emergente’ del progressismo), di andare a colloquiare affabilmente con un imprenditore coinvolto in una delle più scandalose e tragiche vicende dell’imprenditoria privata da decenni a questa parte. Astenendosi dal porre questioni imbarazzanti (che sarebbero sintomi d’odio).

Gli è scappato. Sono ingenui.

Già, questa è una versione possibile.

La versione alternativa è che sono soggetti che vivono in una bolla sociale privilegiata, del tutto impermeabile alle preoccupazioni e sofferenze dei più, e che perciò certe cose non le vedono proprio, non ci arrivano.

Dall’alto di una visione del ‘bene’ e del ‘progresso’ definita da riviste patinate e Hollywood, del mondo reale non sanno, né vogliono sapere nulla: “A chi interessa che caschi un ponte?”
Ma allora qual è il punto importante? Toscani ce lo spiega bene: il punto essenziale è che chi doveva evitare che il ponte cascasse “sponsorizza un centro culturale”, e che, siccome i centri culturali promossi dal capitale privato sono notoriamente delle fucine di libero pensiero, il mecenate voleva “passare a salutare, perché è un ammiratore, come tutti [sic!] di questi ragazzi.”

“E’ normale.”

Siete voi che non capite.

 

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