Di Marco Rizzo

Non ho nulla contro il conduttore televisivo Zoro (Diego Bianchi). Al contrario, vorrei invitarlo a riflettere. Ha affermato che ci sarebbero “quattro ministri dichiaratamente comunisti” nel governo appena costituitosi, con particolare riferimento ai ministri Gualtieri, Speranza, Amendola e Provenzano.

Gualtieri è soltanto un semplice esecutore politico della volontà delle banche e della grande finanza. Espressione diretta dei poteri economici che ne hanno sostenuto la nomina, è il referente di quanto di più ostile ci sia per i lavoratori, per i loro interessi e per le loro aspirazioni (vedasi il supporto addirittura ottenuto anticipatamente da Lagarde e Von der Leyen).

Speranza ha saputo spendersi come un rappresentante dall’ala “di sinistra” del PD, salvo poi gettare la maschera sostenendo tutti i provvedimenti dei governi Renzi e Gentiloni, tra cui l’infame Jobs Act. Il suo partito è sempre stato pronto ad agire da stampella del PD, come accaduto alle scorse europee, e come accade oggi.

Amendola è uno che ha preso parte per intero al percorso di trasformazione dei partiti nati dalle ceneri del PCI (PDS, DS, PD). È stato inoltre dirigente della Sinistra Giovanile, ed è quindi tra i responsabili della progressiva degenerazione di quei partiti su posizioni sempre più apertamente liberali.

Infine Provenzano, un esponente praticamente sconosciuto del PD, che è passato alle cronache solo perché alle scorse politiche rifiutò di candidarsi in quanto inserito al secondo posto nel listino proporzionale, anziché al primo, come chiedeva. Non ha mai avuto nulla da dire sulle politiche del suo partito, ma è certo uno pronto a tuonare per una poltrona.

Credo che questo sia esauriente nel mostrare come costoro siano tutt’altro che “comunisti”, e come pertanto i comunisti saranno irriducibili nemici di questo governo, che di “rosso” non ha assolutamente nulla.

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