Di Andrea Zhok

Una delle (numerosissime) questioni che testimoniano il fallimento democratico dei processi decisionali europei è la questione delle “condizionalità” del MES.

Dopo due mesi di intensa discussione pare sia impossibile mettere nero su bianco un pezzo di carta su cui sta scritto qualcosa tipo:

“I denari vengono erogati al tasso dello 0,115% con una commissione d’ingresso dello 0,25% alla sola condizione che essi vengano spesi per costi diretti ed indiretti legati all’emergenza sanitaria.
Ogni altra condizione macroeconomica, ogni richiesta successiva di riforme e correzioni sul budget, ogni modifica successiva delle condizioni di erogazione iniziale sono escluse. Punto.”

Che questa impossibilità sia dovuta alla natura intricata, tentacolare e oscura delle normative europee, o che sia dovuta alla cattiva volontà di alcuni attori politici, non è rilevante.

Il punto di fondo è che un dibattito in cui ci si conta tra ‘favorevoli’ e ‘contrari’ senza riuscire a chiarire in modo ultimativo a cosa esattamente si sarebbe favorevoli o contrari è un dibattito tossico e fallimentare.
Un tale dibattito serve solo a far passare da cretini gli uni o da ingenui (o venduti) gli altri, producendo conflittualità gratuita, senza riuscire ad andare al di là del vuoto opinionismo.

Se ci fossero dei giornalisti, quello che dovrebbero fare non è collezionare opinioni pro e contro, come figurine, ma incalzare il ceto politico italiano ed europeo su di un chiarimento ultimo, scritto e ufficiale (non se ne può più di voci di corridoio) su cosa implica e può implicare l’accesso al MES proposto.

Quello che è certo – al di là di ogni possibile dubbio – è che se non viene esplicitata in un documento ufficiale, a prova di imbecille, l’assenza di tutte quelle condizionalità che possono limitare la sovranità e danneggiare l’economia nazionale, quelle condizionalità per default ci sono.

Che per alcuni il problema sia nominalistico, legato alla parola ‘MES’, può darsi, ma far passare l’idea che il problema sia semplicemente una questione di pregiudizio verbale è pura e semplice malafede. Si tratta di una delle usuali tattiche retoriche per far passare i critici dell’UE per primitivi inconsapevoli.

Chi sostiene la giustezza del ricorso al MES, “in quanto senza condizionalità” (es.: il ministro Gualtieri), ha l’onere della prova di DIMOSTRARE che le cose stanno così.

Ogni altra chiacchiera sta a zero.

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