“Noi fummo da secoli
Calpesti e derisi
Perché non siamo popolo
Perché siam divisi
Raccolgaci un’Unica
Bandiera, una Speme
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò”

Questi sono i versi della seconda strofa del nostro inno nazionale, versi in cui viene messa in risalto la divisione politica dell’Italia preunitaria. Unità che dovremmo riscoprire in questi giorni bui per la repubblica italiana. Gli italiani ricevono in coro insulti gratuiti da eurocrati e giornali di regime che fanno pseudo-informazione, sono state inaccettabili le parole del commissario Ue al bilancio Gunther Oettinger che ha chiaramente detto “I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta”, questo a conferma del fatto che ormai la democrazia è solo una parola. Proprio come scriveva Mameli “calpesti, derisi”. Tutto questo avviene con il pubblico sostegno della sinistra che dovrebbe avere a cuore la democrazia, quella sinistra che accusa di fascismo tutto ciò che “non è sinistra”.
“L’amico certo si riconosce nella sorte incerta” ricorda Cicerone citando Ennio nel De amicitia. In questi giorni infatti, sono emersi tutti i nemici dell’Italia, che hanno confermato il loro asservimento all’Ue, persone che si pulirebbero il sedere con il nostro tricolore. In questo momento storico deve esserci un’unica bandiera, quella italiana, non è più una questione di politica interna, non si tratta di Lega e M5S, lo scontro è tra dominati e dominanti. In Italia come detto pocanzi, sono emersi tutti coloro che si sono schierati dalla parte dei dominanti, dalla parte di chi ci minaccia con lo spread, con i mercati, con i risparmi e quant’altro. Per dirla con le parole di Vladimir Lenin “La potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il parlamento, le elezioni, sono un gioco da marionette, di pupazzi”.
Il nemico tuttavia è all’interno, i mercenari sono i veri nemici dell’Italia. Questa non è una guerra tra partiti, bisogna scegliere se continuare ad abbassare la testa ed essere dominati da chi ci prende a pesci in faccia paragonandoci a scrocconi morti di fame, o rialzare la testa assumendoci le nostre responsabilità, è innanzitutto una questione di dignità. Siamo stati umiliati da una piccola cricca che detiene ferocemente il capitale europeo nelle sue mani, lo scontro è tra il popolo ed un gruppo di uomini che decide le sorti di centinaia di milioni di anime avendo “la moneta dalla parte del manico”. Insomma per Mattarella & Co. il governo deve essere di Bruxelles e non di Roma.
In tutto questo, cosa c’entra Niccolò Machiavelli? Il fondatore della scienza politica moderna parlava di tutto questo già cinquecento anni fa -con i dovuti distinguo- rileggiamo una sua pagina tratta da Il Principe:

“Colui che viene al Principato con l’aiuto de’ grandi, si mantiene con più difficultà, che quello che diventa con l’aiuto del popolo; perchè si trova Principe con di molti intorno che a loro pare essere eguali a lui; e per questo non gli può nè comandare, nè maneggiare a suo modo. Ma colui che arriva al Principato con il favor popolare, vi si trova solo, e ha intorno o nessuno o pochissimi che non sieno parati ad ubbidire. Oltre a questo, non si può con onestà satisfare a’ grandi, e senza ingiuria d’altri, ma sibbene al popolo; perchè quello del popolo è più onesto fine che quel de’ grandi, volendo questi opprimere, e quello non essere oppresso. […]
Il peggio che possa aspettare un Principe dal popolo nimico, è l’essere abbandonato da lui; ma da’ grandi nimici non solo debbe temere di essere abbandonato, ma che ancor loro gli venghino contro; perchè essendo in quelli più vedere e più astuzia, avanzano sempre tempo per salvarsi, e cercano gradi con quello che sperano che vinca.”

Chi arriva al potere con l’aiuto dei grandi (all’epoca l’aristocrazia, oggi sostituita dai poteri forti apolidi) lo mantiene più difficilmente, perché quei poteri non lo lasceranno governare in libertà; l’interesse di chi aiuta uomini e partiti a scalare la vetta del potere, è solo quello di portare avanti i propri interessi a discapito del popolo, ma se quest’ultimo si rende conto dell’inganno non accetta più di essere oppresso. Secondo Machiavelli “i grandi” (poteri forti) scelgono altri volti a cui affidarsi nel momento in cui perdono il potere, anche se per il momento in Italia, i volti che difendono “i grandi” sono sempre gli stessi.
Machiavelli nell’ultimo capitolo de Il Principe scrive che il problema dell’Italia è quello di non avere un Principe virtuoso capace di guidare l’Italia:

“Tutti insieme diventeranno migliori quando si vedessino comandare dal loro principe, e da quello onorare e intrattenere. E’ necessario pertanto prepararsi a queste arme, per potersi con la virtù italica defendere da li esterni.”

Oggi chi si sente rappresentato da Mattarella? L’uomo messo lì dal PD, il partito di rappresentanza del ceto medio-alto che difende l’élite europea? Nessun italiano che ha ancora a cuore il nostro Paese ed ha un briciolo di dignità si sente rappresentato dall’attuale presidente. Oggi come cinquecento anni fa “a ognuno puzza questo barbaro dominio”.

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