Di Andrea Zhok

E niente, non c’è trauma sufficiente a produrre ripensamenti in certi intelletti.
Forse non molti l’hanno notato, ma non passa giorno che i giornali ‘progressisti’, Repubblica in testa, non scrivano un bell’articolo, fregandosi le mani, dove riportano gioiosamente la notizia di qualche sbarco clandestino sfuggito alle invettive del Ministro degli Interni in uscita.

Lo sbarco clandestino è la loro piccola gioia quotidiana, la pernacchia al ‘nemico’.

Non pare vero a questi geni della comunicazione di poter mostrare ai lettori come “sia stato tutto inutile”, come “il fenomeno sia incontrollabile, fatale, ineluttabile.”

Deve dare loro un brivido intellettuale poter dire in faccia alla plebe l’unica cosa che continuano a ripetere da decenni su ogni tema: “Non c’è alternativa” (TINA).
Che si tratti di capitalismo, globalizzazione finanziaria, o immigrazione il loro massimo contributo alla coscienza pubblica è una lezioncina di rassegnazione al volgo, dall’alto della proprie posizioni protette.

Poi, naturalmente, di fronte alle reazioni di ulteriore incattivimento dell’opinione pubblica (l’unica reazione prevedibile) sbatteranno gli occhioni:
“Eppure è semplice. Si tratta di rassegnarsi all’inevitabile prima, e di accettarlo con gratitudine poi. Santo cielo, cosa ci vuole?
Invece siccome siete bestie ignoranti reagite scompostamente.”

Con l’occhio penetrante che li contraddistingue, questi personaggi credono che il problema sia Salvini (come ieri era Berlusconi) e che una volta fatto fuori lui (che brillante com’è, si è sparato nelle mutande da solo), il resto sia tutta discesa.

Non capiscono che se i problemi si ripresentano esacerbati (come loro auspicano) se Salvini non è bastato, prima o poi, dopo lo statista di Papeete Beach, verrà su qualcuno che farà sembrare quest’ultimo un galantuomo.

Già, perché è ora di mettersi in testa che i Salvini sono solo le risposte (raffazzonate) offerte dal corrente mercato politico. Ma il problema non è l’offerta, bensì la domanda.
E la domanda per quel modo di fare politica continua a crescere, e a farla crescere siete voi, i professionisti della rassegnazione altrui.

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