Macron è in caduta libera in Francia: è in balia dei gilet gialli che egli firma una legge censoria che consenta, 3 mesi prima di una elezione nazionale, o di quelle europee del 26 maggio, di chiedere a dei giudici la rimozione tempestiva di notizie considerate false dal Governo. Niente più libertè per la Francia, quindi, neppure sul web; proprio per questo, a vincere nelle prossime elezioni (anticipate) sarà la Le Pen e, da allora, il rapporto tra italia e Francia, storicamente spesso improntato alla rivalità, lascerà spazio (spaccature interne al M5S permettendo) a una aperta cordialità e collaborazione. Per comprendere la portata delle vicinanze tra Le Pen e Salvini, basta rileggere le affermazioni di Marine di queste ore, in difesa della nostra manovra, stralciata da Bruxelles. “La Francia ha per anni superato il tetto del 3% mentre l’Italia restava sotto. Il nostro debito è salito più velocemente del loro e, anche se minore, è ormai pari al 100% del PIL, senza contare l’enorme deficit nella bilancia commerciale, mentre l’Italia chiude sempre in surplus. Nonostante ciò, l’UE tratta Macron coi guanti di velluto […] mentre tratta l’Italia con severità spropositata. Decisione politica, non economica” ha commentato Le Pen. Con lei al potere, oltretutto, potrebbe avviarsi pure la manovra di abbandono del franco CFA in Africa, moneta responsabile di rendere gli africani subordinati alla Francia e di impedire un loro sviluppo ed autodeterminazione. Non sarà un percorso in discesa, né un processo immediato (visti anche i numeri: la Francia trae, oggi, 500 mld di euro annui da questa moneta), ma la Le Pen definì questa realtà “un dramma che cozzi con la facoltà di ciascuno Stato di essere sovrano”, quindi potrebbe quantomeno darvi inizio, scegliendo da quale dei 14 Stati africani, subalterni alla Francia, far partire l’input che avii la catena.

La Germania Merkeliana è giunta sfinita all’ultimo chilometro, quello nel quale si ponga la sfida ai risvegli nazionalisti. Angela ha, inoltre, precisato non si ricandiderà alle elezioni 2021. Dopo una sua egemonia tanto longeva, i tedeschi potranno disporre in CDU di una riedizione Merkeliana con poco carattere e senza novità (Kramp-Karrembauer) o di Jens Spahn, attuale Ministro della Salute, avvocato, gay dichiarato, anti-merkeliano, conservatore e nemico di quell’establishment dal quale, invece, proverrebbe Merz, uomo ex BlackRock e benvoluto da Schauble, ma rappresentante di una vecchia CDU, già vista prima di Angela.
Qualsiasi sia l’esito delle prossime elezioni tedesche, e perfino nella sua fase precedente, non si può che prevedere una Germania indebolita, di poche e stanche parole, incapace di far voce grossa rispetto ai nazionalismi ed isolata perfino dalla sua storica comare francese. Una Germania sterile sullo scacchiere europeo e internazionale anche dopo il voto, con non poche emergenze finanziarie cui far fronte, se l’euromoneta dovesse esistere ancora, s’intende. In un panorama tanto ridisegnato, anche i rapporti con Russia e Cina potrebbero cambiare, anche radicalmente.

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