Il mito di Henry Chinasky

In un bar a tracannare la vita

Mentre il mito di Hollywood affondava le sue radici e il sogno americano guidava l’Occidente alla follia, un occhio attento avrebbe potuto intravedere tra le strade di Los Angeles un fantasma aggirarsi, sporco, malandato, intossicato dall’alcool, tra i bar più malfamati.

Basterebbe questo probabilmente a presentare  lo scrittore più rude di tutti i tempi. Ma Henry Chinaski era anche altro.
Henry Chinaski, a dispetto delle ultime rivisitazioni del suo personaggio che lo vorrebbero un romanziere rosa, aveva scrutato a fondo negli occhi dell’amore per sputarci dentro.
Henry Chinaski aveva udito le urla frustrate di gente senza speranza, dimenticata negli angoli bui della luminosa Los Angeles ed aveva lasciato che esse lo avvelenassero.

Il “vecchio sporcaccione” voleva riportare la donna alla sua dimensione tellurica, carnale, passionale, restituirle finalmente la dignità di immergersi nel piacere.
Il folle della Longwood Avenue sapeva evidenziare la bellezza della vita, nonostante e forse anche grazie alle emorragie interne, all’insonnia, alle sbornie, agli amori perduti e alle sconfitte: perché Charles Bukowski era la sconfitta e l’orgoglio sfrontato della sconfitta, l’elogio della vigliaccheria, l’unicità dell’insuccesso.

Aveva vissuto nella povertà per gran parte della sua vita, in totale solitudine, a guardare il soffitto, a bere, a scrivere per estirpare il suo odio e a tenersi lontano da quella gente che, tuttavia, rimaneva per lui “il più grande spettacolo del mondo” da cui attingere le sue “storie di ordinaria follia”.
Anche nell’ultimo periodo della sua vita, Buk ci ha donato l’esperienza più intima di un uomo: l’apprestarsi della morte, descritta come un dipinto di Van Gogh ( per alcuni critici) nel romanzo “Pulp”.
Il monito della sua lapide “Don’t try” ribadisce l’insuperabile autoironia che lo ha accompagnato in tutti i suoi scritti.

Molti sostengono che Charles Bukowski sia morto il 9 Marzo del 1994 a San Pedro: ma altri, come il sottoscritto, affermano di averlo visto dopo una sbornia in molti bar, nell’ombra a tracannare whiskey e ad osservare le donne.
Alla prossima bevuta, ciao Henry

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