Di Vittorio Nicola Rangeloni

Dopo 4 anni dall’abbattimento del boeing malese MH-17 non si è ancora arrivati ad avere una versione limpida sui fatti. La comunità internazionale accusa la Russia, mentre quest’ultima si è sempre difesa. A volte, c’è da ammetterlo, goffamente.

Mentre l’Ucraina avanzava la tesi dell’impiego di un sistema missilistico terra-aria “Buk” da parte dei russi – secondo loro presenti in Donbass-, i miliziani e la Russia hanno sempre rigettato le accuse. Per un lungo periodo la Russia ha sostenuto la tesi di un attacco aria-aria da parte di Kiev, salvo poi convergere sulla versione del missile “Buk”, ovviamente sparato dai militari ucraini.

Nonostante l’Ucraina abbia sempre sostenuto di possedere prove inconfutabili, non è mai stato presentato nulla se non qualche video amatoriale riguardo ad un sistema missilistico “Buk” scarrozzato per le strade dei territori controllati dai miliziani. A sua volta ha sempre negato di avere sistemi missilistici simili schierati in Donbass (bugia smentita dagli stessi telegiornali ucraini che hanno mostrato questi armamenti schierati in Donbass).

Oggi nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Ministero della Difesa della Federazione Russa sono stati presentati importanti elementi che scagionerebbero la Russia dalle accuse.

Sostanzialmente la difesa si articola in 3 punti:
1) Documenti estratti dagli archivi sovietici della fabbrica di produzione di tali armamenti, dimostrerebbero il missile che ha colpito il Boeing è stato consegnato nel 1987 al reparto militare della Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina avente codice 20152 – oggi noto come 223esimo reggimento di contraerea di stanza a Strij, nella regione di Leopoli. Questo reparto nel 2014, come riportato da diversi telegiornali ucraini, aveva preso parte alla cosiddetta “operazione anti-terrorismo”.

2) Nel corso della conferenza stampa sono state presentate accurate analisi dei filmati ritraenti il “Buk” nei territori della DNR. Le ricostruzioni evidenziano evidenti anomalie, incongruenze e manipolazioni, sostenendo che questi filmati siano dei montaggi. (Nel link sottostante riporto il video in cui si può vedere l’analisi)

3) viene riportata una telefonata tra alti ufficiali ucraini (uno dei quali è il colonnello ucraino Grinchak, nel 2014 comandante della 164 brigata. Egli controllava lo spazio aereo nel Donbass) che – in sintesi – si lasciano scappare la frase: “sennò rischiamo di abbattere un altro Boeing malese”.

Su questa vicenda non mi sono mai espresso. Non ero presente sul posto e non ho mai avuto abbastanza elementi per analizzare la tragedia. Potevo solo constatare semplici fatti:
– quell’aereo lì non ci doveva passare a causa della no-fly zone. Kiev ha la responsabilità oggettiva del fatto che doveva far deviare la rotta al veivolo, ma evidentemente non è stato fatto.
– l’Ucraina aveva la contraerea (“Buk” inclusi) schierata nonostante i miliziani non possedessero aerei. Come mai?! Per cogliere un’occasione come questa? O si aspettavano un’attacco russo a sorpresa dal cielo?
– I miliziani non avevano – e tutt’ora non possiedono – un’aviazione, ma avevano qualche batteria da contraerea. Qualche pezzo dell’aviazione militare ucraina è stato abbattuto nei primi mesi di guerra, ma si trattava di tutt’altri armamenti e soprattutto altezze da terra. Avrebbero potuto abbatterlo i miliziani per sbaglio, scambiandolo per minaccia nemica vista la no fly zone? Comunque poco probabile visto l’altezza.
– chi accusa la Russia sostenendo che il “Buk” sarebbe arrivato dalla Russia a bordo di un camion, ha delineato anche il percorso effettuato da questo mezzo di quasi 60tonnellate. Questa tesi però crollerebbe cosi come i ponti che avrebbe dovuto attraversare questo armamento. Sul percorso in questione le infrastrutture possono sostenere al massimo la metà del peso del “Buk”.

Comunque sia andata e chiunque sia stato, credo che sia stato un tragico errore. O almeno voglio sperare che nessuno sia così disumano da abbattere un aereo con oltre 200 innocenti a bordo. La verità deve saltar fuori ed i responsabili devono pagare.
La Russia al momento ha fornito le prove più convincenti. Ora sta all’Ucraina rispondere.

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