Mentana ha detto a “Le parole della settimana”, il talk show condotto da Massimo Gramellini, che i giornalisti ebbero il merito di smascherare la menzogna di Colin Powell a proposito delle presunte armi di distruzione di massa che si diceva fossero nascoste da Saddam Hussein in Iraq. Tutto completamente falso, a partire dall’esistenza delle stesse armi letali. Al contrario di quanto detto dal direttore, i giornalisti rilanciarono in coro la bufala dell’arsenale atomico di Saddam Hussein, basta andare a rileggere gli articoli d’archivio del 2003 delle maggiori testate italiane.

Nessuno di loro mise in discussione la bugia del governo americano, sulla base della quale fu dato inizio all’invasione dell’Iraq, che ha fatto fino ad oggi più di un milione di morti nel solo Iraq. I danni provocati nella regione negli ultimi anni sono poi inquantificabili. L’Isis è nato dal caos iraqeno, per intenderci. Tutto questo sulla base di una bufala creata ad arte dalla CIA, come ammetterà l’anno dopo lo stesso Colin Powell.

Mentana evidentemente non ha imparato la lezione di quel 2003, dal momento che il suo telegiornale, che pure resta il migliore telegiornale in Italia, ha rilanciato tutte le bufale sugli attacchi chimici veri e presunti avvenuti in Siria, o quelle sul coinvolgimento del governo russo nell’avvelenamento di Skripal, o ancora sulla legittimità della presidenza di Maduro in Venezuela, senza preoccuparsi di sottoporre ad alcuna critica le fonti. Nel caso della Siria, le fonti sono i White Helmets, Il gruppo di “protezione civile” legato ad al-Nusra (al-Qaeda), e l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani che ha sede a Coventry e che ha legami diretti con i Fratelli Musulmani. Un direttore esperto come Mentana non può considerare attendibili queste fonti.

“Furono i giornalisti a scoprire che era una fake news” dice il direttore ma è vero solo in parte. I giornalisti che lo scoprirono non ebbero alcuno spazio sulle colonne dei giornali che contano. Certo ci furono dei giornalisti che misero in dubbio le parole di quel segretario di stato, come Alberto Negri, che in quei giorni si trovava in Iraq, ma si trattò della voce di pochi contro l’intero bombardamento mediatico occidentale.

A rettificare l’errore fu lo stesso Colin Powell l’anno dopo, il quale disse che “le cose non stavano così, che non c’era fondatezza in esse” ma che “all’epoca in cui stavo preparando quell’esposizione per il Consiglio mi furono presentate come fondate”. Ma ormai in Medio Oriente era già stata seminata morte e la stampa mondiale, in buona o cattiva fede, è stata solo il piede di porco del Pentagono e della Corona per ottenere dall’opinione pubblica il lasciapassare per la guerra.

In prima serata, Mentana dovrebbe invitare il pubblico ad una riflessione sul controllo delle fonti, e dovrebbe scusarsi sinceramente con il popolo iraqeno e con l’opinione pubblica italiana per il modo in cui è stata fatta informazione sulle guerre del nuovo millennio. Dovrebbe mettere tutti in guardia sul fatto che anche le fonti ufficiali, cioè quelle governative, possono essere false. Invece non ha fatto altro che assolvere con l’arroganza del guru una stampa imperdonabile. Mentana resta il miglior giornalista italiano, ma pur sempre un giornalista da exit poll.

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