Di Francesco Labonia (“Indipendenza”)

NATO e UE quali pilastri, quali «leve solidi ed efficaci» per l’Italia. Davanti agli ambasciatori italiani riuniti alla Farnesina, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in continuità ultrasettantacinquennale con le classi sub-dirigenti di questo Paese, ha ricordato che l’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea sono i capisaldi della politica estera dell’Italia ed implicitamente avvertito dal non discostarsi da queste direttrici (per meglio dire: da questi vincoli…) nell’azione di governo, sostenendo che «il cambiamento risiede nella capacità di incidere positivamente, con costanza e applicazione, nei processi in corso, senza lacerazioni né avventurose fughe in avanti». Quest’ultimo passaggio, tradotto, significa aria fritta e barcamenarsi nel contingente senza irritare i padroni (anche) di questa Nazione, tanto più nel quadro attuale di tensione tra il direttorio della UE franco-tedesco e gli Stati Uniti.
Nell’intervento di Mattarella sono da evidenziare due ulteriori passaggi.

Primo: nel quadro di riferimento UE-NATO parla delle «priorità» per il Paese «(…) dall’apertura dei mercati alla valorizzazione del contributo del nostro sistema produttivo, dal Mediterraneo alla stabilizzazione dei Balcani, alla partecipazione a grandi progetti in campo energetico e infrastrutturale». Senza entrare nel merito, per ragioni di brevità, sugli altri punti, Mattarella ha inteso richiamarsi, senza nominarla, all’alta velocità (TAV) e al gasdotto Tap, il che rimanda agli interessi esterni (euro/atlantici), oltre che agli appetiti affaristici di grandi gruppi imprenditoriali italofoni (e non) su queste cosiddette «grandi opere strategiche».

Secondo: parla di rilancio della UE per evitarne il rischio di una fase di glaciazione. Evoca, senza definirla in tali termini, la criticità: la visione intergovernativa della UE, «fatta propria soprattutto da alcuni paesi di più recente adesione, individua nell’Unione un conveniente quadro in cui gli Stati membri collaborano, sul piano economico e commerciale, mantenendo ben salda nelle loro distinte mani la formulazione di strategie e di decisioni. Questa visione appare, oggi, prevalere anche in Paesi fondatori e sembra sviluppare un orientamento che può trasformarsi in consolidata concezione di base, in forma mentis. Una fase di glaciazione nella vita della UE». Traduzione: Mattarella si esprime per il superamento dell’attuale Europa confederale a trazione carolingia (franco-tedesca) e si dice favorevole ad un’Europa federale nel solco ventoteiano, spinelliano, atlantico.

A sottolineare Europa e NATO come pilastri della politica estera italiana anche il segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni, ed il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, il quale ha richiamato l’importanza per la UE di guardare all’Africa «complementare all’Europa» e rappresentante «un’enorme opportunità». Certo, «un’enorme opportunità» che produce –da tempo immemore– guerre, sfruttamento delle risorse, emigrazione. FMI, Banca Mondiale, Stati Uniti, Francia (area del franco coloniale), ecc. sono ancora lì, oggi, a ricordarcelo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome