“Il vizio oscuro dell’Occidente è la sua pretesa totalizzante di omologare l’intero esistente al proprio modello (economico, sociale, valoriale) il cui involucro legittimante è la democrazia. […] Dopo l’adesione al modello di India, Cina e altri Paesi cosiddetti emergenti (la Russia vi era entrata già da tempo) questa pretesa, almeno dal punto di vista economico,può dirsi arrivata a completa maturazione e prende il nome di globalizzazione.

Ma proprio in questa integrazione planetaria sta l’intrinseca fragilità di un modello che ormai solo per convenzione chiamiamo occidentale, perché dall’Occidente ha preso il via, ma che oggi coinvolge tutti. Un tempo si diceva che il battito d’ali di una farfalla in Giappone poteva causare, per la serie di concatenazioni che metteva in moto, una catastrofe nell’emisfero opposto. Ma era un’ipotesi metafisica perché la forza d’attrito prima o poi avrebbe spezzato la catena.

Quel vizio metafisico oggi è diventato realtà. Il denaro, che è virtuale, non conosce infatti l’opacità dell’attrito e quindi basta che una crisi si produca anche in un punto marginale del sistema, in un Paese qualunque, poniamo la Grecia, per coinvolgere, in tempo reale, tutti gli altri e preludere a un collasso globale. Per allontanare questo spettro le leadership mondiali non han trovato di meglio che immettere nel sistema liquidità, cioè altro denaro che però non è ricchezza perché non corrisponde a nulla se non a un’ipoteca su un futuro così sideralmente lontano da essere, di fatto, inesistente. E’ come se una persona ,avendo un debito, per coprirlo ne faccia uno più grosso e poi un altro, ancora più consistente, per saldare il secondo e così via.

[…]In quanto alla democrazia, l’involucro legittimante di questo modello che io ho definito “paranoico”, ha mostrato la stessa vocazione totalitaria e si è definitivamente smascherata. All’interno e all’esterno. All’esterno, per la verità, ci aveva messo pochissimo. Avevano appena finito di risuonare le sacre parole della Rivoluzione francese, liberté, egalité, fraternité, che le democrazie occidentali si dedicavano al colonialismo sistematico mentre mercanti arabi continuavano a deportare schiavi neri nella civilissima America che aveva bisogno di mano d’opera.

Ad ogni buon conto da quando è crollato il contraltare sovietico le democrazie, Stati Uniti in testa, hanno inanellato, in soli vent’anni, cinque guerre d’aggressione: primo conflitto del Golfo (1991), attacco alla Serbia (1999), invasione e occupazione dell’Afghanistan (2001), invasione e occupazione dell’Iraq (2003), attacco alla Libia (2011). Sconfitti nazifascismo e comunismo le democrazie, una volta avuto mano libera, non si sono dimostrate migliori dei loro predecessori. Anzi, per certi versi, un tantino peggiori perché han preteso di fare quel che han fatto per il Bene di coloro che aggredivano, bombardavano, uccidevano (l’Afghanistan è l’esempio classico).

[…]L’aggressività dell’Occidente ha due facce. La prima è più pericolosa perché in buona fede. L’Occidente si percepisce come “cultura superiore” (che altro non è che una declinazione del razzismo classico, diventato indicibile dopo l’esperienza nazista), crede di aver creato il “migliore dei mondi possibili”, di possedere valori assoluti e di avere quindi non solo il diritto ma il dovere di insegnare la buona educazione a popoli che hanno storie, tradizioni, costumi, senso dei legami e della famiglia, concezioni della vita e della morte completamente diverse dalle nostre.

L’Occidente non è più in grado di accettare il diritto d’esistenza e la dignità dell’ “altro da sé”, pur avendo alle spalle un pensiero, quello greco, il profondo pensiero greco, che fu il primo a riconoscerli. Ma ha prevalso la linea giudaico-cristiana che col suo mito del “Dio Unico” non è fatta per la tolleranza, come tutta la storia ha abbondantemente dimostrato. E così il pensiero giudaico-cristiano incarnandosi modernamente in un sistema economico portandosi dietro un altro suo mito, quello del progresso, ha distrutto, insieme a un altro oltranzismo, quello islamico, le straordinarie, sofisticate culture dei neri africani e l’Africa stessa. L’altra faccia è, appunto, quella economica. Per poter crescere ancora un poco, per allontanare ancora di un poco lo spettro del collasso finale, l’Occidente ha l’urgenza di appropriarsi delle fonti di energia e delle risorse altrui e di conquistare nuovi mercati, per quanto miseri, perché i suoi sono saturi.

All’interno la democrazia si è rivelata, cammin facendo, una truffa ben congegnata o, come scrivo brutalmente in Sudditi, <<un modo per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso>>. La democrazia non è la democrazia come l’avevano immaginata i suoi padri fondatori, da Stuart Mill a Locke, ma un sistema di lobbies, di oligarchie politiche ed economiche fra loro strettamente intrecciate, di nomenklature, di aristocrazie mascherate (che però a differenza di quelle storiche ne hanno tutti i privilegi ma non gli occlighi), che schiacciano l’individuo singolo, proprio il soggetto di cui il pensiero liberale voleva valorizzare meriti, capacità, potenzialità, colui che, per rispetto di sé, rifiuta gli umilianti infeudamenti a queste mafie, e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e ne diventa invece la vittima designata.

[…] Non resta che aspettare l’implosione, il collasso del sistema-denaro. Solo allora almeno le nuove generazioni potranno ricominciare da capo”

 

Di Massimo Fini, da Il vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’antimodernità, Marsilio Nodi, Venezia, 2016

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome