Pochi giorni fa il presunto attacco chimico a Douma, città della Ghouta orientale assediata dall’esercito siriano in cui gli ultimi terroristi rimasti hanno spinto verso quest’ultima estrema provocazione. La comunità internazionale ha accusato il presidente siriano Assad di aver utilizzato delle armi chimiche contro la propria popolazione. La stessa accusa è stata rivolta al presidente russo Vladimir Putin, “colpevole” di appoggiare politicamente e militarmente il presidente siriano, e di questo supporto -assicurano i governi occidentali- dovrà pagare le conseguenze.

La verità è che non ci sono prove dell’utilizzo di armi chimiche. Le uniche fonti d’informazione dei governi e dei media occidentali sono i compromessi White Helmets e Osservatorio siriano per i diritti umani, di cui è stata già dimostrata la faziosità e inaffidabilità, oltre che i loro rapporti con i terroristi. Altre fonti sul campo, come i medici delle Mezzaluna Rossa, hanno invece assicurato che non sono state utilizzate armi chimiche, come dimostrano tra l’altro le immagini provenienti da Douma, in cui i feriti non riportano i sintomi di intossicazione da arma chimica. Nel frattempo, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha chiesto che venga condotta un’indagine accurata “attraverso competenze imparziali, indipendenti e professionali”, volta a stabilire la verità.

Gli Stati Uniti però non sembrano aver bisogno di prove. A loro non interessa accertare alcuna responsabilità. Nonostante la Siria abbia avvertito continuamente in questi mesi, in sede internazionale, di avere le prove che i terroristi stessero progettando un attacco chimico, la sentenza è stata già pronunciata: i colpevoli, Putin e Assad, dovranno pagare col sangue. Donald Trump ha annunciato un possibile attacco militare diretto in Siria in queste ore, mentre l’ambasciatrice permanente USA presso le Nazioni Unite Nikki Haley ha scritto su Twitter: “Siamo oltre gli appelli alla coscienza. È giunto il momento in cui il mondo dovrà vedere che sarà fatta giustizia”.

Questa volta le minacce delle autorità americane si sono realizzate immediatamente. Il cacciatorpediniere Donald Cook ha già lasciato Cipro per dirigersi verso la Siria. Pronta la risposta dell’aviazione russa, che ha attivato i missili S-400 e ha fatto decollare i jet da guerra che hanno sorvolato almeno 4 volte il cacciatorpediniere americano. Tutte le forze militari russe e siriane sono già in posizione, in stato di massima allerta, pronte a rispondere a qualsiasi attacco militare.

Trump non si lancerà in questa avventura da solo. I media riportano che il presidente americano ha già parlato con la premier britannica Theresa May, che si è detta pronta a collaborare, e con il presidente francese Emmanuel Macron, che spinge per introdursi in Siria, dove sono già presenti alcune truppe francesi nel nord del Paese. Proprio l’intervento francese rappresenta motivo di grave tensione con la Turchia, che ha già rifiutato la presenza di Macron in Siria. Oltre alle potenze europee, al fianco di Trump ci sono ovviamente le monarchie del Golfo.

Israele invece ha già portato a termine un’operazione militare. La scorsa notte, riporta il Ministero della Difesa russo, due aerei da combattimento F-15 del regime israeliano hanno effettuato un attacco militare colpendo la base aerea siriana T-4, nella provincia di Homs. Secondo la fonte, sono stati lanciati 8 missili dal territorio libanese. Le unità di difesa aerea delle forze armate siriane sono riuscite a distruggere 5 missili, gli altri tre hanno colpito la base. Sarebbero morti anche 7 iraniani e la Repubblica Islamica ha già annunciato che il raid non resterà impunito.

Queste pericolosissime manovre militari portano la guerra siriana al parossismo. Mai si è arrivati così vicini ad uno scontro diretto tra tutte le potenze mondiali, le quali fin’ora hanno portato avanti la guerra solo per procura, facendo combattere per loro mercenari e terroristi, senza coinvolgere direttamente -salvo qualche eccezione- le proprie truppe. Queste giornate stanno svelando tutti gli inganni e le bugie a cui siamo stati sottoposti per tutti questi anni. E crolla ogni castello mediatico sulla Siria. La gente ormai ha capito e non crede più a questa propaganda. La domanda però resta la stessa: “Dove vogliono portarci?”  E ancora, cosa succederà in caso di scontro diretto tra gli USA e la Russia? Siamo davvero arrivati ad un punto di non ritorno? Davvero non è possibile evitare tutto questo? Non ci resta che aspettare.

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