Marcello Veneziani: l’egemonia culturale di sinistra

Come ha fatto la sinistra a passare dall'ideologia al politicamente corretto? Da Togliatti a Renzi? Questa degradazione può essere compresa soltanto accorgendoci che oggi l'egemonia culturale è in mano alla sinistra, ma la sinistra non è riuscita a fare il salto oltre il nichilismo.

In che cosa consiste oggi l’egemonia culturale? In una mentalità dominante che eredita dal comunismo la pretesa di sapere la Verità Inconfutabile ( noi siamo dalla parte del Progresso, non potete sottrarvi al suo esito storico). Quella mentalità s’è fatta codice ideologico e galateo di correttezza politica, intolleranza permissiva e bigottismo progressista. Chi ne è fuori deve sentirsi in torto, deve giustificarsi, viene considerato fuori posto e fuori tempo, ridotto a residuo del passato o anomalia patologica.

Ma a parte le denunce e le condanne, domandiamoci: l’egemonia culturale cosa ha prodotto in termini di opere e di valorizzazione delle intelligenze, che impronta ha lasciato sulla cultura, la società e i singoli? Ho difficoltà a ricordare opere davvero memorabili e significative di quel segno che hanno inciso nella cultura e nella società. E il giudizio diventa ancor più stridente se confrontiamo gli autori e le opere a torto o ragione identificate con l’egemonia culturale e gli autori e le opere che hanno caratterizzato il secolo. Le eccellenze in ogni campo, dalla filosofia alle arti, dalla scienza alla letteratura, sono estranee se non ostili all’egemonia culturale.

[…]L’egemonia culturale ha funzionato come dominazione e ostracismo ma non ha prodotto e promosso grandi idee, grandi opere, grandi autori. Anzi sorge il fondato sospetto che ci sia un nesso tra il degrado culturale della nostra società e l’egemonia culturale radical. I circoli culturali, le lobbies e le sette intellettuali con la loro dominazione e i loro ostracismi, hanno lasciato la società in balia dell’egemonia sottoculturale e del volgare. L’intellettuale organico e collettivo ha prodotto come reazione ed effetto l’intellettuale solista che non incide nella realtà ma si rifugia nel suo narcisismo depresso.

Ma perché è avvenuto questo, perché ha prevalso un clero intellettuale di mediocri funzionari, anche se accademici o incensati dei Palloni Gonfiati? Ci è estraneo il razzismo culturale, peraltro assai praticato a sinistra, non crediamo perciò che sia una questione “etnica” che riguarda le razza padrona della cultura. Il problema è di contenuti: l’egemonia culturale non ha veicolato idee, valori e modelli positivi ma è riuscita a dissolvere idee, valori e modelli positivi su cui si fonda la civiltà. Non ha funzionato sul piano costruttivo, sono naufragate le sue utopie, a partire dal comunismo, ma ha funzionato sul piano distruttivo.

Se l’emancipazione è stata il suo valore fondante e la liberazione il suo criterio principale, il risultato è stato una formidabile, quotidiana demolizione di culture e modelli preesistenti legati alla famiglia, alla natura, alla vita e alla nascita, al senso religioso e alla percezione mitica e simbolica della realtà, al legame comunitario, alle identità e alle radici, ai meriti e alle capacità personali. E’ riuscita a dissolvere un mondo, a deprimere ed emarginare culture antagoniste ma non è riuscita a generare mondi nuovi. Il risultato di questa desertificazione è che non ci sono opere, idee, autori che siano modelli di riferimento, punti di partenza e fonti di nascita o rinascita. L’egemonia culturale ha funzionato come dissoluzione, non come soluzione.

Provate a fare un bilancio nell’alta, media e perfino bassa cultura del paese, quali segni sta lasciando, quali cose si ricordano , quali autori, quali opere, quali libri, quali riviste, quali pitture, arti, film, prose, si possono citare. Il Nulla o quasi. Il poco che si può vagamente ricordare è venuto da altre parti irriducibili alla sinistra anche nelle sue forme più vaghe ed allusive. Le ultime voci, tendenze, tracce di vitalità vengono dai campi più lontani e perfino dalla destra. Da sinistra solo un monotono esercizio di livore, unito a una rete di silenzi e fobie su ciò che si fa, si scrive e si pensa su altri versanti. Era difficile riuscirci, ma caduto il comunismo, almeno a livello ideale e culturale, la sinistra è peggiorata.

Oggi il comunismo non c’è più, la sinistra appare sparita ma sussiste quella cappa asfissiante anche se è un guscio vuoto di idee, valori, opere e autori. I l risultato finale è che l’egemonia culturale è un potere forte con un pensiero debole ( e non nel senso di Vattimo e Rovatti); mentre l’albero della nostra civiltà, con le sue radici, il suo tronco millenario e le sue ramificazioni nella vita reale, proviene da un pensiero forte ma con poteri deboli in sua difesa. Il Pc oggi è una chiesa con un episcopato in carica e un vasto clero ma senza più una dottrina e una religione.

La prevalenza odierna della barbarie di ritorno deriva in buona parte da questo squilibrio tra una cultura egemone ma nichilista e una civiltà perdente o forse già perduta. L’eventuale rinascita ha così due avversari: la cultura nichilista egemonica e il nichilismo incolto della volgarità di massa.

 

(Di Marcello Veneziani, da Tramonti, Giubilei Regnani, Roma-Cesena,2017)

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