Mafia foggiana: la memoria nelle storie e l’impegno nelle vite

La mafia foggiana che distrugge la sua terra e le città che non si arredono alla criminalità. Il 21 marzo una grande manifestazione a Foggia ricorderà che la Capitanata dice di "no" alla mafia.

agguato di San Marco in Lamis. Morirono anche due innocenti

È la terra di Giovanni Panunzio, imprenditore edile foggiano, ucciso dalla mafia per non aver ceduto alle intimidazioni di chi lo voleva servo e accondiscendente,sfidando i proiettili che a volte uccidevano e a volte sfioravano e intimorivano. È la terra di Francesco Marcone, responsabile dell’Ufficio del Registro di Foggia che aveva denunciato la corruzione e il malaffare di chi in cambio di soldi prometteva il veloce compimento delle pratiche dell’Ufficio. È la terra bella e terribile della Capitanata in cui ancora oggi si muore per mafia, dove il 50% dei negozianti paga ancora il pizzo al Boss di turno (l’80% nelle periferie).

Panunzio il pizzo non lo voleva pagare, lui aveva deciso di resistere, di rimanere e di vivere. Prima di lui uomini forti e coraggiosi avevano scelto da che parte stare, mostrando i denti e la coscienza all’arroganza subdola e vigliacca della “Società”; Eliseo Zanasi, che si salvò per miracolo a seguito di un violento agguato nell’aprile del 1989, Salvatore Spezzati che dopo un anno ebbe lo stesso trattamento. La fine degli anni ottanta fu un periodo di transizione nel controllo dello spaccio di droga nella città, si rompono gli equilibri tra le due ” batterie ” mafiose dell’epoca; da una parte i Laviano, e dall’altra gli Agnelli.

A seguito della strage dei Bacardi, dal nome del locale situato in piazza Mercato, gli anni ottanta si chiudono con la vittoria di questi ultimi e con l’ascesa di Rocco Moretti detto “il porco”. Con gli inizi del nuovo decennio la mafia foggiana decide di cambiare volto e di estendere i suoi obiettivi associativi al settore economico allora più fiorente; le costruzioni edilizie. Sono gli anni delle estorsioni e delle minacce agli imprenditori foggiani. Il 14 settembre del 1990 venne assassinato il costruttore Nicola Ciuffreda. Dopo due anni è la volta di Giovanni Panunzio, entrambi non vollero cedere alle intimidazioni estorsive della criminalità organizzata foggiana. Pagarono con la vita.

Gli anni Duemila sono gli anni della ‘modernizzazione ‘ della Società Foggiana che dalla droga alle estorsioni inizia ad inserirsi nei circuiti produttivi e in quelli elettorali, sono gli anni in cui la mafia foggiana inizia a svilupparsi e a intrecciare alleanze con soggetti pubblici ; l’operazione “piazza pulita” dimostrò la modificazione dell’organigramma della “società” che era riuscita ad imporsi come interlocutore della pubblica amministrazione fino ad infiltrarsi nella gestione del servizio pubblico della raccolta dei rifiuti solidi urbani. La mafia foggiana si inserisce anche nel settore della trasformazione del grano e del pomodoro come dimostrato nell’operazione  “Rodolfo” e “Saturno“.

La criminalità foggiana si presenta come una formazione eterogenea e diversificata, essa opera anche al di fuori del capoluogo. Esistono, come detto dallo stesso Antonio Laronga,procuratore aggiunto presso il Tribunale di Foggia , una serie di gruppi diversificati e autonomi e che operano nel territorio della Capitanata ; l’aria di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata , poi l’ aria di influenza corrispondente a  San Marco in Lamis e San Nicandro Garganico e infine quella di Vieste e Peschici nella fascia costiera.  Da poco la notizia dello scioglimento del Comune di Mattinata per infiltrazione mafiosa. Secondo caso nel Foggiano dopo quello del Comune di Monte Sant’Angelo. Il 9 agosto del 2017, invece, muoiono due innocenti nelle vicinanze di San Marco in Lamis, due contadini e fratelli, testimoni scomodi per aver assistito all’omicidio del Boss Mafioso Mario Luciano Romito.

La mafia uccide e non uccide soltanto d’estate. Uccide ogni volta che la nostra testa si piega al sopruso di chi ci fa credere che l’unica Capitanata possibile sia questa, che  “tanto non cambierà niente”, che sarà sempre così. Ma la nostra storia ci dimostra che la rassegnazione e la paura sono il terreno fertile in cui si sviluppa il fenomeno mafioso. La mafia vince ogni volta che perdono lo Stato e il diritto. La mafia vince ogni volta in cui i cittadini vengono lasciati soli ai loro bisogni, alla loro povertà, al loro desiderio di riscattarsi. Cosa ci rimane? Ci rimangono i nostri occhi, le nostre mani e il nostro cuore. I nostri occhi per nutrire la nostra memoria, le nostre mani per costruire un futuro possibile, il nostro cuore per creare un nuovo sentire politico che ci porti ad esprimere i nostri sentimenti contro il male della mafia.

Ci rimangono i ragazzi di “Ucronìa” di Foggia che si sono impegnati a creare un percorso di antimafia sociale a partire dai luoghi della formazione, ci rimane ancora la rabbia di Peppino Impastato, lo sentiamo ancora mentre ci indica la direzione; la bellezza. Ci rimangono i ragazzi del “Teatro della Polvere” di Foggia che hanno ricordato Giovanni Panunzio in un monologo recitato nella “la verità ad oltranza”, un incontro pubblico organizzato dall’associazione foggiana a lui dedicata. Ci rimangono i nostri ragazzi che in questi anni si stanno formando nell’ateneo foggiano; molta della lotta alla mafia passerà nelle loro gambe e nelle loro teste. Rimane la nostra intelligenza per informarci e crescere per comprendere il fenomeno della mafia della Capitanata per sviluppare nuove e autentiche risposte.

È necessario allora un investimento come ci ricorda Michele Gagliardo di Libera in due direzioni fondamentali: l’informazione e la Coscienza. Della Mafia Foggiana poco si dice ancora, parliamone invece, riconosciamola. Una cultura dell’impegno, una pedagogia attiva a quella imposta dal ricatto della mafia, in un percorso che vuole dare inizio ad un processo di liberazione delle forze, delle energie e dei saperi. La mafia come ogni fenomeno sociale per sopravvivere e perdurare è portata a creare un sistema che si introduce nelle nostre vite e nei nostri modi di pensare. A questo sistema bisogna rispondere con la costruzione di legami e di responsabilità pubbliche e personali, che coinvolgano ognuno in un impegno morale che porti a desiderare qualcos’altro rispetto a ciò che c’è.

Per questo la marcia nazionale di Libera quest’anno si terrà Foggia, per sottolineare la necessità di non sottovalutare l’emergente e cruento sviluppo della mafia nella nostra capitanata, una mafia a cui non viene ancora data la giusta attenzione da parte dei media e dello Stato. Libera ha scelta Foggia anche per farsi portavoce di una capitanata che resiste e non abbassa il capo ma che ha voglia di riscatto e che si impegna per il bene della sua terra. La manifestazione sarà scandita anche dalla lettura del nome delle vittime e dalle testimonianze dei famigliari, nel nome di una memoria che non vuole essere “un’inutile celebrazione ma un impegno per il cambiamento”( don Luigi Ciotti). Il 21 marzo inizierà la Primavera, che possa essere una rigenerazione per tutti noi. Il 21 io sto con Giovanni Panunzio , con Francesco Marcone con Nicola Ciuffreda. Il 21 marzo io scendo in piazza e tu che fai?

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