Di Giulietto Chiesa

Questa è una crisi che non può finire bene (per noi cittadini che osserviamo il suo decorso, con ansia e sdegno).
Io la vedo, molto semplicemente, così. Poco più di un anno fa il voto degli italiani — nonostante i trucchi, gli inganni, le regole elettorali truffaldine — ha inferto un colpo duro contro la classe dominante di questo paese . Duro, seppure non risolutivo. Ma che comunque ha costretto in ritirata i malfattori. Le debolezze e le contraddizioni dei vincitori hanno però aperto il varco a una controffensiva degli sconfitti. Che è in corso. I vincitori di un anno fa si credevano in parte sovranisti, in parte rivoluzionari, ma non erano né gli uni né gli altri. È questa è la ragione di fondo della caduta del governo giallo-verde. Adesso entrambi annaspano lasciandosi tentare da alleanze più o meno indegne con i malfattori che avevano appena costretto alla ritirata.
Il popolo, cioè noi, è confuso e non sa che pesci pigliare. Ma dovrebbe comunque reagire per far sapere che spetta a lui l’onore e l’onere di esprimersi. Può farlo e lo sta facendo, per esempio bocciando tutti i giornali che gli stanno mentendo (si veda il crollo generalizzato della vendita dei quotidiani). Ma questa è una reazione passiva. Ce ne vuole una attiva. Se ha dato luogo a un sussulto, dev’essergli dato modo di tentarne un altro. È sovrano e ha diritto a esercitare la sua sovranità — come dice la Costituzione — nell’ambito della legge. Chi vuole chiudere la crisi nell’aula di un Parlamento dove domina l’inganno e l’autoinganno impedisce al popolo di esercitare la sua sovranità.

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