Di Pierluigi Fagan

Al G7 canadese, Conte si presentò sulla scorta di dichiarazioni del nuovo governo in favore di una revisione delle sanzioni alla Russia. Pochi notarono che Trump disse che –nel fronte occidentale- nessuno era autorizzato a fughe in avanti, il pallino delle relazioni con la Russia era in mani americane. Trump non voleva dire che la Russia andava ostracizzata a priori, come poi ha dimostrato ad Helsinki, ha detto che decide lui cosa fare, quando fare e come fare, cosa dare per cosa ottenere. Il rimbrotto sul gas alla Germania, andava anche in questo senso.

Nel suo viaggio americano, Conte ha dovuto ribadire che le sanzioni restano convintamente e l’Italia altrettanto convintamente porterà avanti il progetto TAP, ovvero fornitura di gas da quello che non altrimenti si può definire uno stato canaglia: l’Azerbaijan. Ricordo ai più distratti che abbiamo incontrato l’ Azerbajan come “official carrier” del vasto traffico d’armi all’ombra della NATO e degli USA, che triangolava con Malta, Medio Oriente, Arabia Saudita (Isis&friends), le produzione euro-americane, usando anche aeroporti italiani. TAP ha preso il posto del precedente South stream, ovvero il gemello sud del North stream russo-tedesco. Noi lo abbiamo dovuto cancellare, i tedeschi l’hanno raddoppiato. Il South stream venne impedito dalla commissione europea su pressioni americane. L’ineffabile Zakharova, portavoce russa degli esteri, ha dichiarato che se l’Italia non cancella le sanzioni, vuol dire che le appoggia, lapalissiana ma a volte serve anche l’ovvio.

Michele Geraci, sottosegretario allo sviluppo e noto sponsor delle relazioni italo-euro-cinesi, continua a lanciare interessanti ed innovative idee e segnali per tessere queste nuove relazioni che sarebbero davvero importanti per noi. Ma Bloomberg ci fa sapere che Trump starebbe per portare i dazi verso la Cina dal 10% al 25%. Difficile quindi che il prode Geraci ed il suo governo potranno fare alcunché in senso contrario a questa linea che è la linea-palinsesto della politica estera americana: ostracizzare la Cina, isolarla, contenerla, metterla in difficoltà.

In tale contesto, certo non sarà autonomia dell’Italia gestire una qualche relazione critica nei confronti di Israele o Arabia Saudita o portare avanti qualche legittimo interesse con l’Iran, la politica estera italiana può solo scegliere se esser appaltata all’UE o a gli USA, una politica estera autonoma non si può fare perché l’autonomia dipende dalla forza e forza, l’Italia non ne ha. Al massimo si può portare il grande e grosso amico americano al campetto per non farsi bullizzare da Macron in Libia e magari ottenere un po’ di protezione nei mercati finanziari quando in autunno ricomincerà a ballare lo spread. Poi tra i riequilibri della bilancia commerciale, contributi NATO ed il nuovo trattato di liberissimo scambio EU-USA, ben peggiore del Ttip, verso il quale si stanno opponendo i soli francesi, bisogna vedere quanto costerà il servizio di protezione.

Si tenga poi conto degli equilibri politici interni. La Libia serve al’ENI e soprattutto a Salvini per il problema dei migranti, se dovesse esser pagata con il nuovo Ttip, non so come il M5S potrebbe giustificarlo ai suoi elettori.

Intendiamoci, io sono un realista e quindi apprezzo ogni minima variazione della politica estera, ogni per quanto misero tentativo di usare nuovi amici contro vecchi nemici, subordinare alcuni interessi ad altri, quindi non scrivo per cavalcare opinioni critiche verso questo governo anche se, tantomeno, questa nota è elogiativa nei suoi confronti. Il problema non è il governo ma il popolo, la distanza tra i suoi bisogni, le sue aspettative ed i mezzi e la strategia per collimarli.

La nota è semplicemente rivolta a coloro che passano il tempo a sospirare sulla sovranità ed a disegnare libere opinioni qui o in articoli di geopolitica, nei quali la Sanbenedettese, dovrebbe comprare Ronaldo, farsi allenare da Guardiola e puntare al triplete senza se e senza ma, domani, anzi, ieri! Il problema è la forza, hai forza? non hai forza? quanta forza hai? su quante cose devi subire per salvare il tuo interesse su una o una e mezzo e come scegli quell’uno o uno e mezzo?

Soprattutto chi scrive e tenta il ragionamento, dovrebbe a mio avviso svolgere almeno la funzione di far ragionare, aiutare il ragionamento collettivo. Lasciamo la tattica contingente ai politici ed ai giornalisti, cerchiamo di riflettere per i prossimi 10-30 anni. Dove credibilmente possiamo andare per come siamo messi? Cosa altrimenti fare per non trovarci sempre a dover e poter scegliere solo se prenderlo nell’orifizio alto o quello basso, davanti o di dietro?

So che è meno divertente che tifare Putin o Vie della seta o Macron il liberale nazionalista o Trump l’anti-Clinton, ma se quelli che applicano il cervello alla politica estera passano il tempo solo a scrivere favole, non ci troveremo in una favola ma in un incubo

[L’incubo è un demone in forma maschile che, nella mitologia e nelle leggende, giace sopra una donna dormiente]

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