Di Pierluigi Fagan

Il ruvido politologo neocon americano Robert Kagan, figlio di nobile stirpe politologica e marito della non meno schietta Victoria Nuland (incaricata diplomatica americana a trattare la crisi ucraina che in una conversazione intercettata, all’obiezione di quanto l’Europa si sarebbe sentita scavalcata dalle decisioni americane rispose “fuck the EU”), scrisse nel 2003 un piccolo pamphlet dal titolo “Of Paradise and Power: America and Europe in the New World Order”, qui in colonia edito da Mondadori.

La tesi era che l’Europa compassionevole (Venere) che sogna la kantiana pace perpetua lo fa perché sotto l’ombrello dell’America hobbesiana e pragmatica (Marte). Da cui la tesi che gli americani vengono da Marte e gli europei da Venere, ma anche che questi secondi uscivano meglio dalla narrazione mitologica perché i primi si fecevan carico delle loro responsabilità più spinose. Famiglia occidentale ovvero papà americano e madre europea.

Così se Captain America è un soldato reso invincibile e primo movente di ogni schiera di giustizieri e liberatori, Captain Europa è una cooperante equa e solidale che sfida marosi e ministri razzisti-egoisti per portare solidarietà, accoglienza, empatia. Ancora meglio se Captain Europe-Venere è tedesca, visto che il restauro d’immagine dei tedeschi è una fabbrica di San Pietro che non si sa mai bene quando terminerà i suoi lavori visto che ha molto da restaurare. Anche se adesso avrà anche miss Ursula van der Leyen, mamma premurosa e ministro della difesa attenta alla parità di genere in quel delle forze armate dell’ex, famigerata, Wehrmacht .

Copertina del Der Spiegel

Gli occidentali, si sa, amano pensare che l’album di famiglia inizi in prima pagina col Partenone, si sentono tutti figli dei Greci. Ma i Greci avevano sì Venere e Marte, ma anche Atena (Minerva per i romani). Platone, nel Cratilo, a riguardo di ciò che gli Antichi pensavano di Atena, ci dice che “Infatti la maggior parte di loro, studiando il poeta, sostengono che in Atena abbia voluto personificare il “nous” e la “dianoia”, ovvero la mente e il pensiero, e similmente sembra aver ragionato colui che le assegnò i nomi; addirittura, appellandola con ancor maggiore solennità “theou nesis” (mente del Dio) dice che è la “theonoa”, ovvero la “mente divina”. Anche perché la ragazza che par originaria della Lidia, nella mitologia greca la si fa nascere già bell’e fatta come uno spin-off della mente di Zeus.

Tra Kagan e Der Spiegel si agitano con sapienza i codici caldi, quelli che solleticano i sensi emotivi, maschi alfa e femmine dee madri, morte e vita, spietatezza e pietà. La nostra civiltà è un po’ così, prima massacra, poi ricompone. Prima frantuma poi raccoglie i cocci. Prima si fa accusare dal Super-Io, poi si fa assolvere dal delegato del Super-Dio. Papà ti picchia ma mamma ti consola. Se la canta e se la suona, insomma, sul palcoscenico delle auto-rappresentazioni. Lì dove nella Poetica, Aristotele ci dice che la “katarsis”, aveva il compito nella psicologia di massa, di mimare la bruttezza delle vita con la tragedia ma poi avere “l’effetto di purificare, sollevare e rasserenare l’animo dello spettatore da tali passioni, permettendogli di riviverle intensamente allo stato sentimentale e quindi di liberarsene”. Una sorta di terapia post-traumatica per bambini irresponsabili, di traumi che poi siamo noi ad infliggere, salvo pentircene subito dopo.

L’asse franco-tedesco

La mia Europa è diversa. Non ha capitani di sorta perché non le piace esser trattata da bambina. Dopo duemilacinquecento anni sarebbe anche l’ora di crescere, no? La mia Europa ha le fattezze di Atena, mente e pensiero in grado di darsi una postura adulta, un ragionevole controllo sul modo in cui abitiamo il mondo. Che ad esempio si prenda la responsabilità di vivere sopra un continente, l’Africa, le cui dinamiche politiche, demografiche, economiche, geopolitiche sono fuori controllo anche perché essa stessa agisce ora come francese, ora come inglese o belga o tedesca o italiana, disordinandole. Che la smetta di far teatrocrazia con acefale masse di pubblici reciprocamente combattenti e cominci sul serio a farsi democrazia responsabile. Che si renda finalmente conto che il mondo complesso nel quale ci è toccato in sorte di vivere, richiede immane impegno di serietà, di analisi, di conoscenza, di dibattito e di decisione nello sviluppare strategie per i prossimi trenta anni.

E la pianti col giocare con Barbie, ora equa e solidale, ora madre premurosa ma intransigente sulle regole, ora falco occhiuto sulla fredda razionalità del bilancio dei suoi stati. Lasciando i bimbi dell’asilo oltre-Atlantico a giocare coi loro Ken-Big Jim. Quando diventeremo adulti sarà sempre troppo tardi.

Postato su Facebook dall’autore

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome